{"id":3261,"date":"2022-10-25T15:24:55","date_gmt":"2022-10-25T13:24:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=3261"},"modified":"2022-10-28T02:25:27","modified_gmt":"2022-10-28T00:25:27","slug":"3261-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=3261","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: Verdana;\">I pagi veleiati e piacentini nella bassa Val Trebbia <\/span><\/strong><strong><span style=\"font-family: Verdana;\">e nelle valli della Luretta e del Tidone<\/span><\/strong><br \/>\n<em><span style=\"font-family: Verdana;\">di Giorgio Petracco<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Premessa<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">La zona della bassa val Trebbia intorno a Travo \u00e8 al tempo stesso quella in cui, con l\u2019eccezione di alcune aree, si \u00e8 maggiormente conservata la toponomastica romana e quella in cui si concentra, in gran parte nel pago Ambitrebio, quasi un terzo del valore agricolo dichiarato nella Tabula. Presenta quindi le migliori condizioni per cercare di ricostruire la collocazione sul territorio dei patrimoni dei grandi e medi proprietari romani all\u2019inizio del II secolo d.C. e farsi un\u2019idea delle loro caratteristiche, della loro formazione e del loro sfruttamento economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Metodologia della ricostruzione<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Qualsiasi analisi riguardante i toponimi attuali e i nomi delle propriet\u00e0 denunciate nella Tabula deve partire dal fatto che i nomi dei fondi sono stati attribuiti nel terzo censimento augusteo del 14 d.C., quindi un secolo prima della redazione della Tabula, quando, come riporta Dione Cassio, furono censiti tutti i fondi d\u2019Italia. I nomi attribuiti allora ai fondi, che sono alla base sia delle denominazioni che troviamo nella Tabula<sup>1<\/sup> che dei toponimi attuali, non furono per\u00f2 quelli dei proprietari del tempo del censimento, bens\u00ec quelli, ricavati dagli atti d\u2019acquisto, di coloro da cui <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">essi, o i familiari di cui erano eredi, avevano acquistato la propriet\u00e0: questo criterio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">consent\u00ec nel caso di proprietari di pi\u00f9 fondi di dare dei nomi diversi alle singole propriet\u00e0.<sup>2 <\/sup><\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">I gentilizi ricavabili dai nomi dei fondi dichiarati nella Tavola di Veleia e dai <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">toponimi giunti fino a noi sono quindi quelli di proprietari precedenti al 14 d.C. e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra loro non necessariamente contemporanei, giacch\u00e9 l\u2019ultimo passaggio di propriet\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pu\u00f2 essere avvenuto pochi o molti anni prima del censimento. Ne consegue che non \u00e8 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">possibile confrontare l\u2019assetto proprietario di inizio II secolo d.C., quale risulta dalla Tabula, con quello di un secolo prima, giacch\u00e9 i nomi e la consistenza del patrimonio fondiario dei proprietari dell\u2019epoca di Augusto sono destinati a rimanerci sconosciuti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>1<\/sup> Con l\u2019eccezione ovviamente delle terre messe a coltura o sottratte alle comunit\u00e0 indigene <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">durante il primo secolo dopo Cristo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>2<\/sup> Per la dimostrazione dell\u2019adozione di questo criterio si veda Giorgio Petracco e Giulia <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Petracco Sicardi, Struttura delle dichiarazioni ed evoluzione del territorio e della propriet\u00e0 fondiaria nella Tavola di Veleia, in Atti del IV Convegno internazionale di Studi Veleiati, Veleia-Lugagnano Val d\u2019Arda, 20-21 settembre 2013, Bologna, 2014, pp. 251-254.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">I nomi dei fondi denunciati nella Tabula possono invece fornirci degli indizi su quella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che doveva essere la situazione intorno alla met\u00e0 del I secolo a.C., quando era passato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">un secolo dall\u2019inizio della colonizzazione. Queste considerazioni sono fondamentali <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">per chiunque voglia tentare una ricostruzione storico\/topografica attraverso il confronto fra reperti archeologici databili e il testo della Tabula.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">3 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">La comune origine dai nomi attribuiti ai fondi nel 14 d.C. rende certamente <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">possibile, sia pure con i criteri e le cautele che illustrer\u00f2 di seguito, un confronto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra i toponimi prediali ancor oggi in uso o storicamente attestati e le denominazioni delle propriet\u00e0 denunciate nella Tabula, tendente a individuare possibili corrispondenze e quindi l\u2019ubicazione sul territorio dei patrimoni fondiari dei proprietari <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">denuncianti. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Va detto anzitutto che fra i toponimi attuali o storicamente attestati non vanno <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">presi in considerazione come possibili continuatori di prediali romani solo quelli con suffisso \u2013ano o \u2013aco, giacch\u00e9 il prediale romano pu\u00f2 essersi fissato nell\u2019uso <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">anche in una forma senza suffisso in cui \u00e8 presente solo il gentilizio, oppure nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">forma all\u2019ablativo plurale in \u2013is con valore locativo. In molti casi la corrispondenza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del toponimo al gentilizio che sta alla sua origine non \u00e8 immediatamente evidente, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">perch\u00e9 la denominazione originaria si \u00e8 accorciata (ad es. per la caduta della vocale <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">iniziale, per la caduta di una consonante in posizione intervocalica seguita dalla <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fusione delle due vocali o ancora per la riduzione di un nesso consonantico). Per la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ricostruzione della forma originaria del toponimo \u00e8 importante acquisirne sia la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pronuncia dialettale che le forme storiche. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">L\u2019aver accertato la coincidenza del gentilizio alla base di un toponimo attuale <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">con quello alla base del nome di un fondo denunciato nella Tabula non d\u00e0 di per <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">s\u00e9 alcuna certezza di averne individuato l\u2019ubicazione. Abbiamo visto infatti come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">i gentilizi alla base dei nomi dei fondi denunciati nella Tabula siano, mediamente, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quelli di proprietari del I secolo a.C., ma anche allora, pur se in una misura molto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">minore di quella che riscontriamo nella Tabula, alcune famiglie possedevano un <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">patrimonio costituito da diversi fondi distribuiti in un\u2019area che poteva essere pi\u00f9 o <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">meno vasta ed essere compresa in un solo pago, come anche in due o pi\u00f9 pagi vicini. Neanche trovarsi di fronte a un gentilizio raro pu\u00f2 quindi costituire un criterio sufficiente per ipotizzare con un certo grado di probabilit\u00e0 una corrispondenza: lo sar\u00e0 piuttosto la rarit\u00e0 del gentilizio nell\u2019area presa in considerazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>3<\/sup> Si veda ad esempio la mia ricostruzione dell\u2019evoluzione dell\u2019attivit\u00e0 e del patrimonio della <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">famiglia dei Maelii, che nella Tabula, quindi all\u2019inizio del secondo secolo d.C., risultano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">essere dei proprietari fondiari medio-grandi nel pago Medutio, mentre degli embrici bollati <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ce li segnalano, in tempi pi\u00f9 antichi e in zone diverse, come fabbricanti di tegole. Il fatto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che nessun fondo denunciato nella Tabula derivi dal loro gentilizio dimostra che essi provenivano da fuori del territorio veleiate e che per un lungo periodo si limitarono all\u2019attivit\u00e0 di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fabbricanti di tegole, senza acquisire propriet\u00e0 fondiarie (Giorgio Petracco e Giulia Petracco <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Sicardi, Pago Velleio: pago di Veleia o pago dei Veleiati?, in \u00abArchivio Storico per le Province <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Parmensi\u00bb, LVII, 2006, pp. 175-176).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Va anche tenuto in conto che non tutti gli attuali toponimi riconoscibili come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">prediali romani corrispondono a un fondo denunciato nella Tabula. In essa infatti <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">hanno potuto impegnare i loro fondi solo i proprietari con un patrimonio di almeno <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">50.000 sesterzi e quindi non vi figurano i fondi dei piccoli proprietari. Inoltre anche <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra i medi e grandi proprietari del Veleiate vi \u00e8 chi, come ad es. Licinio Catone, non <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">figura nella Tabula se non come confinante, probabilmente perch\u00e9 aveva impegnato il proprio patrimonio in un altro municipio. Se poi consideriamo la zona oggetto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di questo studio, essa si trova nell\u2019angolo nord-occidentale del territorio veleiate, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">per cui molti dei proprietari del pago Ambitrebio possedevano fondi anche nei pagi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">piacentini contermini, dove ovviamente avevano delle terre anche dei proprietari <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">medio-grandi che avevano denunciato il loro patrimonio a Piacenza. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Per riuscire ad ottenere una ricostruzione attendibile il confronto fra toponimi attuali e denominazioni della Tabula va quindi integrato con la considerazione <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della struttura delle dichiarazioni, in particolare con l\u2019indicazione degli adfines. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Questa metodologia consente di individuare con una forte probabilit\u00e0, talvolta con <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">certezza, il luogo in cui si trovavano alcune propriet\u00e0 denunciate nella Tabula. E <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">queste identificazioni sicure o altamente probabili contribuiscono a loro volta a <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confermare od escludere altre corrispondenze linguisticamente possibili fra toponimi attuali e denominazioni della Tabula.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">4<\/span><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>4<\/sup> Un ottimo esempio di come questa metodologia permetta di individuare delle corrispondenze impossibili da comprendere colla sola analisi linguistica \u00e8 la scoperta che Caiano, localit\u00e0 sulla sinistra del Nure per cui erano state fatte in precedenza altre ipotesi, continua la propriet\u00e0 del pago Iunonio dichiarata dai suoi comproprietari come fundi sive saltus Nariani Catusaniani e fundus sive saltus Narianus Catucianus. In questo caso la contrazione della denominazione originaria era troppo pronunciata per essere ricostruita a partire dal toponimo Caiano, ma la circostanza che i due comproprietari, Virio Nepote e Dellio Proculo, erano indicati anche come adfines ed erano i proprietari uno del fundus Hostilianus, l\u2019altro del Mancianus, riconoscibili nei vicini Iustiano e Mansano, e le caratteristiche della zona di Caiano, molto adatta ad essere definita fundus sive saltus, hanno reso sicura la corrispondenza e permesso di ricostruire l\u2019evoluzione linguistica (Petracco e Petracco Sicardi, Struttura delle dichiarazioni\u2026, cit., p. 261 s.v. Caiano). Si osservi, ai fini di questo studio, come l\u2019individuazione della posizione nel territorio di questi tre fondi abbia permesso di attribuire la sinistra del Nure al pago Iunonio e quindi di situare il confine fra Ambitrebio e Iunonio sullo spartiacque fra Trebbia e Nure.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">I proprietari e i loro patrimoni fondiari<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Come ho anticipato nella premessa, la mia ricostruzione partir\u00e0 dall\u2019analisi dei <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">patrimoni fondiari e solo successivamente passer\u00f2 a considerare il territorio e i confi ni <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dei vari pagi e il confi ne fra il municipio di Veleia e quello di Piacenza. Di seguito trat\u0002ter\u00f2 i sei proprietari che hanno impegnato nella Tabula fondi situati nel pago Ambitrebio: M. Mommeio Persico, Cornelia Severa, C. Volumnio Epafrodito, C. Vibio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Severo, C. Volumnio Memore e L. Lucilio Collino; due altri proprietari che hanno im<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pegnato fondi nel pago Vercellense del territorio di Piacenza ma non in Ambitrebio:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">C. Coelio Vero e T. Valio Vero; e i Coloni Lucenses, che erano presenti sullo spartiacque <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra Trebbia e Nure, dove correva il confi ne fra Ambitrebio e Iunonio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Marcus Mommeius Persicus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Mommeio Persico ha impegnato propriet\u00e0 per 60.000 sesterzi nella Praescriptio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vetus e per ben 1.160.000 nella Praescriptio recens: si tratta quindi di un grande <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">proprietario di censo senatorio. Del valore fondiario denunciato, 980.000 sesterzi, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">circa l\u201980% del totale, si riferiscono a propriet\u00e0 situate nel pago Ambitrebio e la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quasi totalit\u00e0 a propriet\u00e0 situate nella zona oggetto di questo studio (oltre che in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Ambitrebio, in territorio veleiate nei pagi Sulco e Lurate e in territorio piacentino <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nei pagi Venerio e Vercellense). Dall\u2019analisi di questo patrimonio emerge che i tre <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quarti di tutte le propriet\u00e0 di Mommeio, per un valore di circa 850.000 sesterzi erano collocate nella valle della Dorba e nell\u2019area di Travo, territorio in cui erano assolutamente prevalenti, configurando di fatto la formazione di un latifondo agricolo. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">La dichiarazione di Mommeio Persico comincia con una lista di fondi (Attianus, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Albianus, Furianus, Metellianus, Mucianus Vettianus), singolarmente di non grande <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valore, denunciati insieme per complessivi 56.000 sesterzi e situati in diversi punti del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pago Ambitrebio. Il fundus Attianus, e di conseguenza il confinante Albianus, potevano situarsi nell\u2019area di Azzano, a nord-ovest di Travo.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">5 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">\u00c8 molto dubbio, ma non <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">impossibile,<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">6 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">che il fundus Furianus, posseduto solo per un quarto e il cui gentilizio si <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ripete in un altro fondo, anch\u2019esso di propriet\u00e0 di Mommeio, situato nel vicino pago <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">piacentino Venerio, corrisponda a Fiorano, situato sopra la riva sinistra del Trebbia <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">subito a valle del monte Pillerone. Il Metellianus, di cui Mommeio possedeva i due <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">terzi e che ha lo stesso gentilizio di Metellio Firmino, proprietario non dichiarante in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Ambitrebio, \u00e8 probabilmente riconoscibile nell\u2019odierno Madellano, situato nell\u2019alta valle della Dorba. Per il Mucianus Vettianus, di cui Mommeio \u00e8 proprietario per <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">met\u00e0, non disponiamo di possibili corrispondenze toponomastiche, ma, sulla base <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della coincidenza dei confinanti Virio Severo e Minicia Polla, se ne pu\u00f2 ipotizzare la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">collocazione in un\u2019area dove avevano delle propriet\u00e0 Vibio Severo e Lucilio Collino, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">da individuare nel settore del pago sulla destra del Trebbia di fronte a Travo.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">7<\/span><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>5<\/sup> Si consideri per\u00f2 che il prediale ha alla base un gentilizio molto frequente e, soprattutto, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quanto dir\u00f2 pi\u00f9 avanti sul saltus Attianus.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>6<\/sup> Fiorano parrebbe l\u2019esito di un *Floriano, dal gentilizio Florius, che per\u00f2 non ha riscontri <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella Tabula. La derivazione da Furianus dovrebbe potersi basare su una diversa pronuncia dialettale e\/o su forme storiche coerenti con questa ipotesi. Le maggiori perplessit\u00e0 sul <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">riconoscimento derivano comunque dalla frequenza del prediale congiunta alla mancanza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dell\u2019indicazione dei confinanti e dall\u2019incertezza se l\u2019area in cui sorge Fiorano appartenga <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ancora all\u2019Ambitrebio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>7<\/sup> \u00c8 stato ipotizzato che Mucianus sia stato scritto per errore al posto di Minicianus e che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">si tratti quindi dello stesso fundus Minicianus Vettianus di propriet\u00e0 per met\u00e0 di Lucilio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Collino. \u00c8 stato pure ipotizzato che il Virio Severo che risulta confinante in entrambe le dichiarazioni, e nell\u2019Olympianus nella dichiarazione di Mommeio, sia in realt\u00e0 Vibio Severo (cfr. I. Di Cocco e D. Viaggi, Dalla Scacchiera alla Macchia, Ante Quem, Bologna, 2003, Studi e Scavi 2 NS, p. 40 n. 50). Entrambe le ipotesi, se fossero vere, non contrasterebbero con la mia ricostruzione della disposizione delle propriet\u00e0 nel territorio del pago Ambitrebio. Si tratta comunque di ipotesi non verificabili, per cui non ne terr\u00f2 conto nel mio studio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">Le altre propriet\u00e0 di Mommeio Persico in Ambitrebio vengono dichiarate con <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">una successione ordinata che partendo dal fundus Statianus arriva al fundus Ca\u0002bardiacus vetus, la singola propriet\u00e0 di maggior valore di Mommeio, dichiarato per <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ben 210.000 sesterzi. Il fundus Statianus cum colonia Gentiana, del valore di 40.000 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi, che ha come confi nanti Licinio Catone e Vibio Severo, corrisponde quasi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">certamente a Stazzano, sulla destra del Trebbia, davanti a Caverzago. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Segue la citazione di due fondi di cui Mommeio Persico \u00e8 proprietario per met\u00e0: il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Lereianus e l\u2019Aestinianus Antistianus Cabardiacus. Questi due fondi, che hanno come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">unico confinante la Respublica Placentinorum e di cui non conosciamo il proprietario <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dell\u2019altra met\u00e0, sono stati dichiarati da Mommeio per complessivi 67.000 sesterzi. Il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">prediale Cabardiacus, non altrimenti attestato nella Tabula, si ritrova nel toponimo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del paese di Caverzago e nel nome del santuario di Minerva Medica Cabardiacensis, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di cui le ricerche archeologiche non sono ancora riuscite a individuare l\u2019esatta ubi\u0002cazione. La presenza di una propriet\u00e0 della Respublica Placentinorum, che troviamo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confi nante anche del fundus Cabardiacus vetus e non altrove, \u00e8 sicuramente da collegarsi alla presenza del santuario, se anzi non si tratta, cosa che ritengo probabile, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dell\u2019area stessa in cui sorgeva il santuario. La zona sulla destra della Dorba, in cui <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">si trova Caverzago, non \u00e8 adatta ad ospitare un fondo del valore del Cabardiacus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">vetus, tanto pi\u00f9 se si considera che di questo fondo sono indicati altri due confi nanti, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Caio Volumnio Memore, proprietario dichiarante e Salvo Metellio Firmino, non di\u0002chiarante. Non lontano dal Cabardiacus vetus era certamente situato anche il fundus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Olympianus, di propriet\u00e0 per met\u00e0 di Mommeio Persico, che lo dichiara per 26.000 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi, e per l\u2019altra met\u00e0 di Lucilio Collino: i confi nanti sono infatti gli stessi Caio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Volumnio Memore e Salvio Metellio Firmino, che avranno avuto le loro propriet\u00e0 in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">una posizione intermedia fra i due fondi di Mommeio, oltre a Virio Severo e Licinio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Firmino. Il Cabardiacus vetus doveva quindi essere situato sulla sinistra del corso <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della Dorba, in prossimit\u00e0 della confl uenza nel Trebbia, mentre l\u2019Olympianus doveva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">trovarsi nell\u2019area oggi occupata da Travo: in queste aree i terreni si presentano con le <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">caratteristiche adatte ad ospitare fondi agricoli di grande valore. Il santuario di Minerva Medica doveva sorgere non lontano dalla confluenza della Dorba nel Trebbia, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sulla destra o sulla sinistra del torrente, mentre \u00e8 da ritenere che nell\u2019area di Caverzago si situassero il Lereianus e l\u2019Aestinianus Antistianus Cabardiacus. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vicino a Caverzago Mommeio Persico possedeva il fundus Vellius, del notevole <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valore di 56.000 sesterzi, riconoscibile nel piccolo nucleo abitato di Vei. Il prediale, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che gi\u00e0 nella Tabula non aggiunge un suffisso al raro gentilizio Vellius, deve essere <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">transitato nella forma all\u2019ablativo plurale con valore locativo *Velliis, contrattosi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">poi nell\u2019attuale Vei. Nel fundus Vellius viene indicato come unico confinante Marco <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Baebio, un piccolo proprietario non dichiarante, il cui gentilizio ritorna in un altro <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fondo di Mommeio Persico, il Vibianus Baebianus, del valore di 50.000 sesterzi, che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pu\u00f2 corrispondere all\u2019attuale Bobbiano, situato nell\u2019alta valle della Dorba.<sup>8 <\/sup><\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">In Ambitrebio Mommeio Persico possedeva anche per met\u00e0 il saltus Attianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">unito al fundus Flavianus Vipponianus e, per tre ottavi, il fundus Messianus, dichiarando per la propria parte di questo complesso fondiario un valore di 77.500 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi e come confinanti Cornelia Severa e il grande proprietario non dichiarante <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Licinio Catone. La parte rimanente doveva appartenere a Caio Vibio Severo, che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">infatti nella praescriptio vetus, di alcuni anni precedente alla dichiarazione di Mommeio, aveva impegnato il saltus Attinava cum fundo Flaviano Messiano Vipponiano, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">indicando come confi nante il padre di Cornelia Severa, che a quel tempo doveva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">essere ancora in vita. L\u2019indicazione come confinante di Cornelia Severa, che come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">vedremo doveva avere delle importanti propriet\u00e0 a nord di Travo nel bacino del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Guardarabbia, rende sicura l\u2019identifi cazione del fundus Messianus in Missano e del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">saltus Attianus\/Attinava nella costa boscosa che da Azzano, che ne potrebbe conservare il nome,<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">9 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">sale fino a Missano. Un\u2019altra piccola propriet\u00e0 in Ambitrebio era il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Licinianus, di cui Mommeio possedeva la met\u00e0 per un valore dichiarato di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ottomila sesterzi: non ci sono elementi per stabilire in che parte del pago si trovasse. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Completa le propriet\u00e0 di Mommeio Persico in Ambitrebio un gruppo di otto fon\u0002di (Castricianus, Calventianus, Calidianus, Gallianus, Murrianus, Ligusticus, Ennianus, Valerianus) e di un piccolo saltus (il Canianus), dichiarati in sequenza per un <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valore complessivo di ben 388.000 sesterzi, tutti situati nel vico Flania. L\u2019indicazione <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del vico, che troviamo solo in questo caso nella dichiarazione di Mommeio Persico (e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in generale nelle dichiarazioni di propriet\u00e0 nel pago Ambitrebio), sembra sostituire <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">l\u2019indicazione precisa dei confi nanti, per cui ci si limita alla formula adfi nibus se ipso <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">et aliis. Questa anomalia mi fa ritenere che questo elenco di fondi sia stato copiato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">da un unico atto di acquisto di un patrimonio gi\u00e0 consistente e compatto, costituito, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">o ereditato, dal proprietario che l\u2019ha poi venduto a Mommeio. Finora non si sono <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">trovate corrispondenze dei nomi di questi fondi e del nome del vico con dei toponimi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">attuali o storicamente attestati nel territorio che apparteneva al pago Ambitrebio:<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">10<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\"> di conseguenza si \u00e8 finora rinunciato ad ubicare il vico Flania.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>8<\/sup> La frequenza con cui ricorrono nella Tabula, sia nei nomi dei proprietari dichiaranti e dei <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confinanti che in quelli dei fondi dichiarati, i gentilizi Vibius e Baebius, sicuro indizio dell\u2019an\u0002tichit\u00e0 dell\u2019insediamento di queste famiglie nel Veleiate, suggerisce prudenza nel considerare <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sicura la corrispondenza di Bobbiano col fondo di Mommeio. Le attestazioni pi\u00f9 antiche di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Bobbiano (a.873 Bibiano, a.972 curtem de Bubiano) sono compatibili con la derivazione sia da <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vibiano (attraverso il betacismo b\/v) che da Baebiano ed escludono invece che il toponimo si <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">spieghi con l\u2019essere stato Bobbiano un possedimento dell\u2019abbazia di Bobbio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>9<\/sup> Questa ipotesi \u00e8 alternativa alla corrispondenza con il fundus Attianus, anch\u2019esso di propriet\u00e0 di Mommeio, cui ho gi\u00e0 accennato pi\u00f9 sopra. Ma in entrambi i casi \u00e8 certo che nel I secolo a.C. sia la costa che il fondo ai suoi piedi erano stati di propriet\u00e0 della famiglia degli Attii.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>10<\/sup> Questa situazione va tuttavia considerata provvisoria, mancando ancora un\u2019esplorazione approfondita dei Catasti Farnesiani e dei documenti medioevali della zona oggetto di questo studio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">Va per\u00f2 considerato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che, giacch\u00e9 l\u2019indicazione del vico, al contrario di quella del pago e degli adfines, non <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">era richiesta per l\u2019identificazione di un fondo, nulla impedisce di pensare che si collocassero nel vico Flania anche molte altre propriet\u00e0 di Mommeio in Ambitrebio, la cui <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ubicazione nella valle della Dorba, come abbiamo visto, \u00e8 sicura o molto probabile, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e che quindi il vico Flania corrispondesse alla valle della Dorba. Questa ipotesi pu\u00f2 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">trovare una conferma nell\u2019etimologia di Flania, che non deriva da un gentilizio romano, ma \u00e8 una forma preromana<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>11<\/sup> con alla base la radice *flan-, che ritroviamo nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nome di Flanona, oggi Fianona, antico insediamento dei Liburni in Istria. La radice <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">*flan- \u00e8 ricondotta dal Walde a una base indoeuropea *plei-, col significato originario <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di \u2018fendere\u2019 \u2018spaccare\u2019.<sup>12<\/sup> Questo significato si attaglia perfettamente a Flanona (da <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">flan + -ona), ubicata all\u2019apice di un profondo fi ordo, quindi di una \u2018fenditura\u2019, ma <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">*flan- pu\u00f2 avere avuto anche il significato di \u2018solco vallivo\u2019 e quindi il nome del vico <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Flania pu\u00f2 derivare dall\u2019essere costituito dalla valle della Dorba.<sup>13 <\/sup><\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Al di fuori dell\u2019Ambitrebio Mommeio Persico possedeva il saltus Nevidunus,<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">14 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">situato in territorio veleiate nel pago Sulco, non altrimenti attestato nella Tabula. Il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">saltus Nevidunus, dichiarato gi\u00e0 nella Praescriptio vetus per un valore di 70.000 sesterzi (che avrebbe potuto essere anche maggiore se fosse stato dichiarato nella Praescriptio recens), aveva come confinante Licinio Catone. Se si individua la motivazione che aveva spinto Mommeio ad acquisire il saltus Nevidunus nella possibilit\u00e0 di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">gestire in modo indipendente dai proprietari dei grandi saltus del Veleiate l\u2019alpeggio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">estivo delle proprie greggi, allora la sua collocazione pi\u00f9 probabile appare la testata <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della valle del Tidoncello, dove si trovano ottimi pascoli ad un\u2019altezza intorno agli <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">800 metri. Tale area, evidentemente di interesse anche per Licinio Catone, \u00e8 facilmente raggiungibile dalla valle della Dorba, dove si concentrava la gran parte delle <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">propriet\u00e0 di Mommeio. Si pu\u00f2 allora ipotizzare che il pago Sulco occupasse la valle del Tidoncello, con la parte superiore, fi no all\u2019altezza di Pecorara, appartenente al territorio di Veleia e quella inferiore al territorio di Piacenza. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>11<\/sup> Giulia Petracco Sicardi esclude un\u2019origine ligure o celtica (cfr. Giulia Petracco Sicardi e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Rita Caprini, Toponomastica storica della Liguria, Genova, Sagep, 1981, p. 51 s.v. Flania). Si <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">potrebbe invece pensare ad una forma venetica o illirica, diffusa dagli Etruschi in un\u2019area <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ampia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>12<\/sup> Cfr. A. Walde, Vergleichendes W\u00f6rterbuch der Indogermanischen Sprachen, Berlin-Leipzig <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">1927, vol. II, p. 684.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>13<\/sup> A Flania e Flanona si pu\u00f2 avvicinare anche Fianema, frazione di Cesio maggiore, nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">zona di Feltre, situata nel punto in cui si riuniscono i rami sorgentizi del rio Caorame. La <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">forma originaria deve essere stata *Flaniema, da *flan + -iema, suffisso preromano che ritroviamo in due toponimi della Tavola di Polcevera e aveva una funzione di collettivo generico <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">(cfr. Giulia Petracco Sicardi, Ricerche topografi che e linguistiche sulla Tavola di Polcevera, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u00abStudi Genuensi\u00bb, II, 1959, pp. 24-26). *Flaniema pu\u00f2 quindi essere interpretato come \u2018il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">luogo dei solchi vallivi\u2019, il luogo cio\u00e8 da cui essi si dipartono.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>14<\/sup> Per la denominazione del saltus, che si ripete in forma simile, ma non identica, nel nome <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del pago piacentino Noviodunus, Giulia Petracco Sicardi ipotizza un\u2019origine celto-ligure (Pe\u0002tracco Sicardi e Caprini, op. cit., p. 65 s.v. Neuidunus).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">&nbsp;E il nome del pago, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">costituito da un \u2018solco vallivo\u2019, appare essere la traduzione in latino, mantenendo lo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">stesso significato, del nome del vico Flania. Mommeio possedeva inoltre un sesto del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Blassianus, appartenente al pago Lurate del territorio di Velleia, che corrisponde all\u2019attuale Lassano, situato nel territorio compreso fra i due rami sorgentizi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del torrente Luretta. Da Blassianus si arriva a Lassano con la riduzione a l del nesso <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">bl e la corrispondenza \u00e8 rafforzata dalla rarit\u00e0 del gentilizio Blassius.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">15 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">Nel territorio oggetto di questo studio Mommeio possedeva dei fondi anche in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">due pagi piacentini: il Venerio e il Vercellense. Nel Venerio, che come vedremo si <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">doveva estendere sui due lati della Luretta a valle della confl uenza dei suoi due <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">rami sorgentizi, possedeva sei fondi (l\u2019Atilianus, met\u00e0 del Clennanus, il Granisius <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Furianus Munatianus, che ha come confi nante Licinio Catone, il Cinnianus, met\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del Bittianus e il Caninianus) per un valore totale di 83.000 sesterzi. Allo stato attuale della ricerca l\u2019unica corrispondenza ipotizzabile (con prudenza, considerando <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">la frequenza del gentilizio nelle denominazioni fondiarie del piacentino\/veleiate) \u00e8 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quella del fundus Caninianus con Montecanino, situato due chilometri a nord-ovest di Piozzano. Nel toponimo attuale il prediale si presenta nella forma senza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">suffi sso, con l\u2019aggiunta di \u2018monte\u2019, che ritroviamo in molti altri casi e che non ha il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">signifi cato di \u2018cima montuosa\u2019, bens\u00ec di \u2018area pi\u00f9 elevata del territorio circostante\u2019. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Nel pago Vercellense, che occupava la sponda destra del Trebbia a valle dell\u2019Ambitrebio, Mommeio possedeva due fondi: l\u2019importante fundus Satrianus, del valore <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di 56.000 sesterzi, e il piccolo Vennuleianus. Neanche di questi due fondi \u00e8 stato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">possibile trovare corrispondenza in toponimi attuali o storicamente attestati. Nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Satrianus risulta confi nante Publio Atilio Saturnino, che ritroviamo come confi\u0002nante di Vibio Severo nei fondi Antonianus e Caturniacus, situati sul confine fra i <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pagi Venerio e Lurate. Atilio Saturnino dichiara nella Tabula un solo fondo situato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nel pago Iunonio per un valore di 50.000 sesterzi, cio\u00e8 il minimo consentito. Bisogna <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">perci\u00f2 ritenere che egli abbia evitato di denunciare le altre sue propriet\u00e0, a meno che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">le abbia denunciate a Piacenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Cornelia Severa<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Oltre alle propriet\u00e0 situate nel territorio oggetto di questo studio, di un valore <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">totale di 630.000 sesterzi, Cornelia Severa possedeva anche il grande saltus Blaesiola, situato sui due lati dell\u2019Aveto a cavallo del confine fra Libarna e Veleia, gi\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">denunciato da suo padre nella praescriptio vetus per un valore di 350.000 sesterzi<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">16<\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: 12px;\">15<\/span> Questa corrispondenza \u00e8 proposta qui da me per la prima volta, cos\u00ec come quella del fundus Caninianus con Montecanino.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>16<\/sup> Per l\u2019ubicazione del saltus Blaesiola sui due lati dell\u2019Aveto e l\u2019utilizzo alternato dei pascoli, che permetteva all\u2019erba di ricrescere anche in presenza di grandi greggi, cfr. Giorgio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Petracco e Giulia Petracco Sicardi, Confini romani e altomedievali nelle alte valli del Trebbia e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dell\u2019Aveto, \u00abArchivio Storico per le Province Parmensi\u00bb, LVIII, 2007, pp. 143-148.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">Inoltre una propriet\u00e0 nel pago Bagienno e una nel Domitio del territorio veleiate, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nonch\u00e9 altre tredici propriet\u00e0 situate in otto pagi piacentini e in un pago parmense. Complessivamente il valore del patrimonio di Cornelia Severa ammontava a un <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">milione e mezzo di sesterzi. Cornelia Severa era una grande proprietaria, ancora <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pi\u00f9 ricca di Mommeio Persico, ma la sua strategia non era orientata alla formazione di un latifondo agricolo, bens\u00ec all\u2019allevamento ovino, organizzando l\u2019alpeggio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">estivo in altura nel saltus Blaesiola sia di proprie pecore, che teneva negli ovilia in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Ambitrebio, sia di pecore di altri proprietari, alla cui raccolta appare funzionale il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">disporre di singole propriet\u00e0 in molti pagi piacentini. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Cornelia Severa possedeva in Ambitrebio un gruppo di fondi situati tutti nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">stessa zona (condividono infatti i confinanti). Fra essi il fundus Covaniae et ovilia, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del valore di ben 200.000 sesterzi, valore dovuto forse soprattutto alla presenza de\u0002gli ovilia: doveva essere qui che Cornelia teneva le pecore di sua propriet\u00e0. Vi erano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">poi i fundi Olliani Pomponiani Sulpiciani Covaniae Veconianus, del valore di 88.000 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi, il fundus Bettonianus, del valore di 32.500 sesterzi, e il fundus Protianus, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del valore di 48.000 sesterzi. In Covaniae, dal raro gentilizio Covius, il femminile <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">plurale si spiega con l\u2019essere state in origine delle silvae poi convertite alla coltivazione. Questo gruppo di fondi, del valore complessivo di quasi 370.000 sesterzi, era <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">situato nell\u2019area fra i due rii Guardarabbia, ad un\u2019altezza media di 400 metri. Allo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">stato della ricerca non sono state individuate corrispondenze fra i loro nomi e la toponomastica attuale, ma la loro posizione \u00e8 sicura, giacch\u00e9 i confi nanti indicati sono <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Mommeio Persico e Vibio Severo che, come abbiamo visto, sono i comproprietari del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">saltus Attianus coi fondi annessi, identifi cato nello spartiacque boscoso fra la valle <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della Dorba e l\u2019area dei Guardarabbia e indicano come confi nante in questa loro <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">propriet\u00e0 comune proprio Cornelia Severa. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Due importanti fondi di Cornelia Severa, lo <strong>Scrofulanus<\/strong> e il <strong>Succonianus<\/strong>, del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valore complessivo di 180.000 sesterzi, erano situati nel pago Minervio del territo\u0002rio di Piacenza. In questo caso la loro posizione sulla sinistra del Trebbia, in quel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pedecolle piacentino che era zona d\u2019insediamento privilegiato delle ville romane, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u00e8 segnalata dalla corrispondenza dello Scrofulanus con Scrivellano.17 Per arrivare <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">a Scrivellano da Scrofulanus, che non ha alla base un gentilizio, bens\u00ec il cognomen <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Scrofa, la f si sonorizza passando a v e il suffisso \u2013ulo viene sostituito da \u2013ello. Scrivellano \u00e8 facilmente raggiungibile dall\u2019area dei fondi di Cornelia Severa in Ambitrebio, da cui dista non pi\u00f9 di tre chilometri. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Un terzo gruppo di propriet\u00e0 di Cornelia Severa nell\u2019area oggetto di questo studio, di valore molto minore, complessivamente meno di 80.000 sesterzi, era situato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sulla destra del Trebbia nel pago Vercellense e marginalmente nell\u2019Ambitrebio: in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">questa zona Cornelia viene indicata come confinante da Volumnio Epafrodito. Uno <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di questi fondi era il fundus Moschianus, dal raro gentilizio Moschius, situato nel Vercellense, del valore di 48.000 sesterzi e confi nante con una propriet\u00e0 di Publio Albio Secondo. Esso pu\u00f2 essere riconosciuto nel nome di un piccolo rivo situato poco a sud di Ancarano, il rio Moscolano. *Mosculanus \u00e8 infatti una variante di Moschianus con l\u2019aggiunta del suffisso \u2013ulo, cos\u00ec come Scrofulanus lo \u00e8 di *Scrofanus.<sup>18<\/sup> Di questo gruppo facevano parte anche il fundus Scaevianus, di cui Cornelia era proprietaria per met\u00e0, situato a cavallo del confine fra il Vercellense e l\u2019Ambitrebio, e, in Vercellense, le piccole silvae Castricianae et Picianae.<sup>19<\/sup><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>17<\/sup> Allo stesso pago Minervio doveva appartenere anche la vicina localit\u00e0 di Visignano, dove <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u00e8 stata rinvenuta la stele funeraria dei Coelii.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>18<\/sup> E infatti in Italia sono segnalati dei fondi Scrofanus e Scrofianus (W. Schulze, Zur Geschichte Lateinischer Eigennamen, Berlin-Zurich-Dublin, Weidmann 1966, p. 370).<br \/>\n<sup>19<\/sup> Per le silvae Castricianae et Picianae, sulla base della comune derivazione dal gentilizio Castricius, \u00e8 stata ipotizzata in passato prima la corrispondenza con Casturzano, in comune di San Giorgio Piacentino, poi quella con l\u2019altro Casturzano in comune di Pianello Val Tidone. In entrambi i casi si dovrebbe accettare una dimensione abnorme del pago Vercellense, che dall\u2019area sulla destra del Trebbia a valle dell\u2019Ambitrebio, dove \u00e8 attestato con sicurezza, si estenderebbe nel primo caso fi no ad un\u2019area situata in piena pianura oltre il corso del Nure, nel secondo fi no alla val Tidone, comprendendo, per una necessaria continuit\u00e0, sia la sponda sinistra del Trebbia, occupata dal pago Minervio, che la valle della Luretta, dove si situano i pagi Lurate e Venerio. Si ha qui un\u2019esemplificazione evidente del principio per cui non si pu\u00f2 ipotizzare una corrispondenza sulla sola base della comunanza del gentilizio, soprattutto se, come in questo caso, \u00e8 assai diffuso nell\u2019area in esame. Infatti, oltre alle silvae e ai due attuali Casturzano, nella Tabula troviamo un altro fundus Castricianus nel vico Flania dell\u2019Ambitrebio, quindi nella valle della Dorba, e sono citati un Castricius Secundus, procuratore di P. Atilio Saturnino, proprietario dello Iunonio, e Castricius Nepos, proprietario confinante nel pago Vercellense in due diversi fondi di Volumnio Epafrodito. Inoltre la gens Castricia \u00e8 citata a Piacenza nell\u201985 a.C., quindi in quel primo secolo a.C. alla cui struttura proprietaria fanno riferimento le denominazioni dei fondi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Caius Volumnius Epaphroditus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Volumnio Epafrodito \u00e8 un proprietario medio-grande, che impegna nella Tabula un patrimonio fondiario del valore di quasi 420.000 sesterzi, concentrato sulla <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sponda destra del Trebbia, in parte nel pago Vercellense del territorio piacentino <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e in parte nel pago Ambitrebio. La sua strategia, tendente alla formazione di un <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">latifondo, appare analoga, in una scala minore, a quella di Mommeio Persico. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">La prima propriet\u00e0 denunciata nella dichiarazione di Volumnio Epafrodito \u00e8 il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Metilianus Lucilianus Anneianus cum casis et silvis et meridibus et debelis del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valore di 50.000 sesterzi. L\u2019ubicazione \u00e8 nel pago Ambitrebio e vengono indicati ben <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quattro confinanti (la regola ne chiederebbe due), fra cui Cornelia Severa, Vibio Severo e Lucilio Collino. Tutti e tre questi proprietari hanno dei fondi in Ambitrebio sulla <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">destra del Trebbia, ma, mentre Cornelia Severa ha le sue propriet\u00e0 vicino al confine <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">con il Vercellense, gli altri due le hanno nella zona di fronte a Travo. \u00c8 quindi da ritenere che si tratti di una propriet\u00e0 composta da pi\u00f9 fondi non contermini acquistati <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">con un unico atto dal precedente proprietario. \u00c8 possibile che il fondo prossimo al <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confine con il Vercellense fosse l\u2019Anneianus e che la successiva dichiarazione del fun<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dus Anneianus cum casa et praedis Valerianis pro parte dimidia, del valore di 27.500 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi, situato in parte in Ambitrebio e in parte nel Vercellense, si riferisca al com\u0002pletamento con un altro acquisto della propriet\u00e0 dell\u2019Anneianus. Le specificazioni <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u201ccum casis et silvis et meridibus et debelis\u201d e \u201ccum casa et praedis Valerianis\u201d erano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">probabilmente contenute gi\u00e0 negli atti d\u2019acquisto e dovevano riferirsi ad aggregazioni intervenute successivamente rispetto alla consistenza originaria dei fondi. Fra <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">le espressioni usate rivestono particolare interesse meridibus e debelis, che ritornano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">anche altrove nel testo della Tabula.<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>20<\/sup> Meride, meridibus sono forme all\u2019ablativo singolare e plurale di un termine agricolo, che non troviamo altrove in testi latini, ma <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che fra il I sec. a.C. e il II d.C. doveva essere di uso comune, considerata la relativa <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">frequenza con cui \u00e8 riportato nella Tabula. Allo stato della ricerca ci \u00e8 ancora ignoto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quale sia il significato specifico del termine, al di l\u00e0 di una traduzione generica come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u2018appezzamento\u2019, e la sua etimologia. Con l\u2019espressione cum debelis<sup>21<\/sup> si dovevano intendere settori di bosco basso messi a cultura bruciando la vegetazione spontanea. In <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">molti casi deve essere avvenuto il passaggio da nome comune a nome proprio con la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">formazione di un toponimo Debelis, per cui non sorprende di trovare dei continuatori <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella toponomastica odierna. Sulla destra del Trebbia, a 370 m. di altezza poco sotto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Dinavolo, vi \u00e8 un piccolo gruppo di case chiamato Deb\u00e9 che pu\u00f2 continuare i debelis <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">annessi al fundus Metilianus Lucilianus. Da Debelis si pu\u00f2 arrivare a Deb\u00e9 con la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">scomparsa della l intervocalica attraverso la forma intermedia *Deb\u00e9i. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">La dichiarazione di Volumnio Epafrodito prosegue con un gruppo di fondi, verosimilmente anch\u2019essi acquistati con un unico atto dal precedente proprietario, situati in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">parte in Ambitrebio e in parte nel Vercellense. Si tratta del fundus Alfi a Munatianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Ancharianus e dei fondi Paspidianus, Rosianus, Marianus, Aconianus e Tarquitianus, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nonch\u00e9 di case in Carricino, delle silvae Sagatae e degli agri Nasulliani. Insieme al <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Caecilianus, situato nel Vercellense, sono dichiarati per complessivi 250.000 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sesterzi e costituiscono pi\u00f9 di met\u00e0 del patrimonio di Volumnio Epafrodito. Per il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">gruppo di fondi vengono dichiarati come confi nanti Cornelia Severa, Lucilio Collino e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Olia Calliope, mentre fra i confinanti del Caecilianus ritroviamo Olia Calliope insieme <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">a Castricio Nepote. Almeno tre di questi fondi hanno delle corrispondenze sicure nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">toponomastica attuale. Il fundus Ancharianus continua nell\u2019attuale Ancarano (Ancariano in un Privilegium di Berengario I dell\u2019888 d.C.), situato un chilometro a levante <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di Pieve Dugliara, dove terminano le coste selvose e comincia la piena pianura e la cen\u0002turiazione. La corrispondenza \u00e8 rafforzata dal fatto che nel documento dell\u2019888 An\u0002carano \u00e8 citato insieme ad una localit\u00e0 Alfi ano che pu\u00f2 essere il continuatore di Alfia (che in origine doveva essere una *silva Alfia). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>20<\/sup> TAV II, 14: \u201cfundum \u2026 cum meride\u201d; TAV III, 2, 8: \u201cfundum \u2026 cum meridibus\u201d; TAV <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">VI, 86: \u201c\u2026 cum meridibus omnibus et alluvionibus, iunctis praedis supra scriptis\u201d; TAV VI, 97: <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u201cfundum \u2026 cum meridibus\u201d; TAV VII, 15: \u201cfundum Philetianum cum meride Vicriana\u201d; TAV <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">III, 73 e VII, 37: saltum sive fundos Avegam Veccium Debelis e saltus Avegam Veccium Debelos.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>21<\/sup> Per Giulia Petracco Sicardi da un tema di origine ligure *debelo passato nel lessico latino, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">che ha dato origine alla voce di area appenninica settentrionale debbio (Petracco Sicardi e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Caprini, op. cit., p. 47 alla voce Debelis).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Il fundus Ancharianus doveva quindi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">situarsi al limite meridionale del pago Vercellense, a cui certamente apparteneva. Il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Rosianus \u00e8 riconoscibile, anche per la rarit\u00e0 del prediale che non ha altri riscontri nella Tabula, nella localit\u00e0 di Rossano, situata nella zona di Rallio, sulla destra del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Trebbia, dove si doveva essere ancora nel pago Ambitrebio. \u00c8 citata come Rosano in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">un documento del 1178, in cui il vescovo di Piacenza ne attribuisce le decime al rettore <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della chiesa di Raglio (oggi Rallio). Coni, frazione di Travo situata sopra la riva destra <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del Trebbia a sud-ovest di Rallio, continua invece il nome del fundus Aconianus. A <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Coni siamo certamente in Ambitrebio. La derivazione presuppone un *Aconis, prediale nella forma senza suffisso dal gentilizio Aconius, non altrimenti attestato nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Tabula, posto all\u2019ablativo plurale con funzione locativa. Si arriva a Coni con la caduta <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della a iniziale atona. \u00c8 stata proposta anche la corrispondenza del fundus Marianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">con Marano (Mariano in documenti dell\u2019VIII secolo), situato sulla sinistra del Trebbia a meno di mezzo chilometro da Fiorano, che, come abbiamo visto, potrebbe forse <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">continuare il fundus Furianus di Mommeio Persico. La grande frequenza, anche nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">toponomastica attuale, di prediali derivati dal gentilizio Marius e la mancanza nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Tabula di un\u2019indicazione di confinanti che possa collegare il fundus Marianus al Furianus rendono per\u00f2 alquanto incerta questa ipotesi di corrispondenza. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Volumnio Epafrodito possedeva altri due fondi situati entrambi in territorio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">piacentino nel pago Vercellense: il Paternus<sup>22<\/sup> del valore di 32.000 sesterzi, con confinante Castricio Nepote, e il Fabianus del valore di 24.000 sesterzi, con confi nanti <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Licinia Tertullina e Publio Albio Secondo. Il Fabianus corrisponde quasi certamente a Fabbiano (attestato come Fabiano in un documento dell\u2019890), situato a monte <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di Rivergaro sulla sponda destra del Trebbia.<sup>23<\/sup> Il fundus Fabianus doveva trovarsi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">poco a nord del confi ne fra Ambitrebio e Vercellense, anche perch\u00e9 ha come confi\u0002nante Licinia Tertullina, che ritroviamo, sempre nel Vercellense, confi nante di Valio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vero nel fundus Vitulianus insieme ai pagani pagi Ambitrebi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Caius Vibius Severus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Vibio Severo \u00e8 un grande proprietario che denuncia nella Tabula, in parte gi\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella Praescriptio vetus, un patrimonio fondiario del valore di oltre 730.000 sesterzi. Nella zona di interesse di questo studio possedeva fondi per un valore di oltre <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">400.000 sesterzi, di cui solo 130.000 per fondi situati nell\u2019Ambitrebio. Al di fuori <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della zona oggetto di questo studio possedeva una propriet\u00e0 nel pago Medutio (alta <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valle dell\u2019Arda) del valore di oltre 300.000 sesterzi, comprendente insieme a dei fondi il grande saltus Ulila, per cui va certamente annoverato fra i proprietari coinvolti nella gestione dell\u2019alpeggio estivo delle greggi di pecore, e un fondo di valore limitato nel pago Domitio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>22<\/sup>&nbsp;I frequenti prediali Paternus, Maternus corrispondono a fondi per cui nel censimento <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">augusteo in cui sono stati dati i nomi ai fondi il proprietario alla domanda: \u201cda chi \u00e8 stato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">acquistato il fondo?\u201d ha risposto: \u201c\u00e8 sempre stato della famiglia di mio padre (o di mia madre)\u201d. Per un approfondimento, cfr. Petracco e Petracco Sicardi, Struttura delle dichiarazioni\u2026 nella Tavola di Veleia, cit., pp. 252-253.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>23<\/sup> Come gi\u00e0 ipotizzato da Dall\u2019Aglio, mentre la Di Cocco pensava a una corrispondenza col <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Fabbiano in val Tidone.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">Nell\u2019Ambitrebio Vibio Severo ha denunciato per 45.000 sesterzi la sua met\u00e0 del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Aeschinianus. Si tratta di un fondo di grande valore e importanza, il cui <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nome si continua nella localit\u00e0 di Signano, posta di fronte a Travo sulla destra del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Trebbia. Da Aeschinianus si arriva a Signano con la scomparsa della vocale atona <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">iniziale ae e la riduzione di schi a si. La posizione sulla destra del Trebbia spiega sia <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">i confinanti indicati per l\u2019Aeschinianus (Lucilio Collino e Minicia Polla), sia l\u2019indicazione di Vibio Severo come confinante nel fundus Statianus di Mommeio Persico, nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Minicianus di Lucilio Collino e nel Metilianus Lucilianus di Volumnio Epafrodito. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Sulla sinistra del Trebbia Vibio Severo possedeva i fondi Aurelianus e Coelianus, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">impegnati gi\u00e0 nella Praescriptio vetus, per un valore di 30.000 sesterzi, che potrebbe <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">essere una sottovalutazione. L\u2019indicazione di Volumnio Memore come confinante <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">colloca questi fondi nella zona di Travo. Sempre nella Praescriptio vetus \u00e8 stato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">impegnato per altri 30.000 sesterzi il saltus Attinava cum fundo Flaviano Messiano Vipponiano indicando come confinante Cornelia Severa. Si tratta della stessa <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">propriet\u00e0, corrispondente a Missano e alla costa boscosa che fa da spartiacque fra <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">i bacini della Dorba e del Guardarabbia, di cui si dichiara proprietario per met\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella Praescriptio recens Mommeio Persico, valutandola 75.000 sesterzi. \u00c8 quindi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">evidente una sottovalutazione nella dichiarazione di Vibio Severo nella Praescriptio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">vetus, tanto pi\u00f9 nel caso in cui in quel tempo fosse stato l\u2019unico proprietario. Nella Praescriptio recens Vibio Severo ha dichiarato il fundus Coilianus (che contiene <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nel nome, come il Coelianus, il gentilizio della famiglia dei Coelii) per un valore <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di 26.000 sesterzi. Come unico confi nante \u00e8 indicato Licinio Firmino, proprietario <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">non dichiarante che ritroviamo come confi nante nel fundus Olympianus di Mom\u0002meio Persico e Lucio Collino: \u00e8 probabile quindi che anche il Coilianus si trovasse <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella zona di Travo. Esiste per\u00f2 anche un\u2019altra ipotesi, anche se a mio avviso meno <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">probabile. Vibio Severo possedeva infatti nel pago Venerio il fundus Cornelianus, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del valore di 40.000 sesterzi, avendo anche qui come confinante Licinio Firmino ed <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u00e8 possibile che ci fosse un tratto di confine comune fra Ambitrebio e Venerio sullo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">spartiacque fra i bacini di Luretta e Guardarabbia: una propriet\u00e0 di Licinio Firmino poteva quindi essere situata nell\u2019area dello spartiacque, che \u00e8 adatta all\u2019insediamento di un fondo, confi nando con due propriet\u00e0 di Vibio Severo, il Coilianus in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Ambitrebio e il Cornelianus in Venerio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vibio Severo possedeva anche due fondi situati sul confine fra i pagi Venerio e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Lurate:<sup>24<\/sup> l\u2019Antonianus del valore di 12.000 sesterzi e il Caturniacus che ne valeva pi\u00f9 <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di 41.000. I due fondi, dichiarati in sequenza, sono certamente vicini e hanno come <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confinanti Atilio Saturnino, Publio Atilio Auditore e la propriet\u00e0 pubblica, che in questo caso interpreterei come una via publica,<sup>25<\/sup> dato che essa \u00e8 uno degli elementi del territorio su cui pi\u00f9 facilmente correvano i confini. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>24<\/sup> Il testo della Tabula cita come municipio di appartenenza solo Veleia e non anche Piacenza. Esistono dei casi provati in cui i confini di pago e di municipio non coincidevano, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">tuttavia qui sarei pi\u00f9 propenso a pensare ad un\u2019imprecisione.<br \/>\n<sup>25<\/sup> \u00c8 questa l\u2019interpretazione che d\u00e0 sempre Criniti al termine populo, frequente nella Ta\u0002bula nelle elencazioni dei confi nanti. Non escludo che abbia ragione, anche se potrebbero<br \/>\nesserci altri tipi di \u2018propriet\u00e0 pubblica\u2019.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Nel nostro caso ritengo che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">i due fondi si estendessero su entrambi i lati della via pubblica e che essa dividesse il pago Venerio dal Lurate. Finora l\u2019attenzione degli studiosi si \u00e8 concentrata <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sul fundus Caturniacus, a partire da uno studio di mia madre del 1966, in cui ella <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ha riconosciuto nel toponimo di Scarniago, piccolo nucleo abitato nella valle della <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Dorba, sotto al monte Bogo, vicino sia a quello che al tempo della Tabula era il confine dell\u2019Ambitrebio con il pago Domitio, sia allo spartiacque con l\u2019alta valle della <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Luretta, la derivazione da un *ex Caturniaco.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">26 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">Se l\u2019ipotesi di derivazione rimane <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">valida, \u00e8 per\u00f2 caduta la possibilit\u00e0 che Scarniago si trovasse in prossimit\u00e0 del vicus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Caturniacus del pago Domitio, la cui ubicazione \u00e8 stata riconosciuta con sicurezza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nella valle del Lavaiana, dove erano ubicati, sul lato del torrente appartenente al <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pago Albense, anche tre fundi Caturniani.<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>27<\/sup> Scarniago potrebbe invece rifl ettere nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">suo nome, come gi\u00e0 ipotizzato da mia madre, la vicinanza con un fundus Caturniacus situato a 650 m. di altezza nell\u2019area oggi denominata Case Sanese, nella vallecola <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di un ramo sorgentizio della Luretta. Ma pu\u00f2 trattarsi del fondo di Vibio Severo? <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Oggi sono propenso a rispondere negativamente, giacch\u00e9 l\u2019area di Case Sanese non <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">appare adatta ad ospitare un fondo di notevole valore e non vi si riesce a scorgere <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">un possibile percorso della via publica su cui correva il confine fra i pagi Lurate e Venerio; d\u2019altra parte il raro gentilizio Caturnius, \u00e8 attestato nella Tabula da quattro <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fondi e un vico, e quindi l\u2019esistenza di un altro fondo non dichiarato \u00e8 certamente <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">plausibile. Penso invece che l\u2019Antonianus<sup>28<\/sup> sia riconoscibile nella localit\u00e0 di Antugnano, situata a 376 m. di quota lungo il percorso di una mulattiera che dalla confluenza fra i due rami della Luretta (che \u00e8 anche zona di guadi) sale fi no a incontrare <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">lo spartiacque fra i bacini della Luretta e del Trebbia. Poco sopra Antugnano, lungo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">la stessa mulattiera, vi \u00e8 un\u2019area adatta ad ospitare un fondo di notevole valore, e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">qui si poteva situare il Caturniacus. \u00c8 significativo trovare non lontano da questa <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">possibile ubicazione del fundus Caturniacus due toponimi, Bissago e Valenzago, che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">continuano altri due prediali con suffisso \u2013aco. Lungo la mulattiera doveva correre il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confine fra i pagi Lurate e Venerio: questa posizione del confine \u00e8 coerente con il riconoscimento di due fondi di Mommeio Persico, il Blassianus, appartenente al Lurate, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in Lassano e il Caninianus, appartenente al Venerio, in Montecanino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>26<\/sup> Si veda G. Petracco Sicardi, Toponimi Veleiati III. Fundus e vicus Caturniacus, in \u00abQua\u0002derni Ligustici\u00bb, 138, 1-2, 1965 pp. 11-16.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>27<\/sup> Si veda Petracco e Petracco Sicardi, Pago Velleio, cit., pp. 172-173.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>28<\/sup> Il gentilizio Antonius \u00e8 molto frequente nella Tabula, sia fra i nomi dei proprietari che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nelle denominazioni dei fondi, ma non nella zona del nostro studio, dove \u00e8 testimoniato solo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dal fundus Antonianus di Caio Vibio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Un ulteriore importante gruppo di fondi di Vibio Severo era situato nel pago <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Valerio del territorio piacentino. Questi fondi, il Virianus e lo Statianus, entrambi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del valore di 72.000 sesterzi, e il Tresianus, dichiarato per 37.000, avevano tutti <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">come confinanti Licinia Tertullina e Vibio Favore. Vi sono buone probabilit\u00e0, non <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">certo la sicurezza, che il fundus Virianus corrisponda a Verano (Viriano nell\u2019830, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Veriano nell\u2019874), nucleo abitato situato a sud-ovest di Podenzano. Il fondo ha in\u0002fatti come confi nante la stessa Licinia Tertullina che ritroviamo nei pagi Vercellense e Cereale (quest\u2019ultimo quasi certamente corrispondente all\u2019area di Vigolzone, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sulla sinistra del Nure). \u00c8 perci\u00f2 probabile che le sue propriet\u00e0 fossero tutte nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">territorio di Piacenza, fra Trebbia e Nure, e che il pago Valerio si trovasse in piena <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pianura29 a nord di questi due pagi, comprendendo la zona dove sorge Verano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Caius Volumnius Memor et Volumnia Alce<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Questi due proprietari, denunciano nella Tabula solo il \u201cfundum Quintiacum Aurelianum, collem Muletatem cum silvis\u201d, situato nel pago Ambitrebio, del valore di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">108.000 sesterzi, che ha come confi nante Mommeio Persico. Volumnio Memore a sua <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">volta \u00e8 citato come confinante da Mommeio nel Cabardiacus Vetus, dallo stesso Mom\u0002meio e da Lucilio Collino, comproprietari, nell\u2019Olympianus e da Vibio Severo nei fondi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Aurelianus e Coelianus. Finora non \u00e8 stata trovata nessuna corrispondenza con toponimi attuali o storicamente attestati, ma l\u2019esame degli adfines situa la propriet\u00e0 di Volumnio Memore nell\u2019area intermedia fra la foce della Dorba e il paese di Travo. Quanto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">al collem Muletatem, potrebbe essere stato in origine un *collis in Muletate e Muletate <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">la denominazione toponimica di un\u2019area caratterizzata dal colore rossiccio (dal latino <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">mulleus \u2018di colore rosso\u2019) del terreno o, meno facilmente, della vegetazione.<sup>30<\/sup><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Lucius Lucilius Collinus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Lucilio Collino \u00e8 un proprietario medio-piccolo che ha impegnato nella Tabula <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fondi per un valore di settantaseimila sesterzi, tutti situati nel pago Ambitrebio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Sulla sinistra del Trebbia possedeva met\u00e0 del fundus Olympianus (l\u2019altra met\u00e0 era <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di Mommeio Persico), che, come abbiamo visto, era situato nell\u2019area di Travo, avendo come confi nanti Volumnio Memore, Salvio Metelio Firmino e Licinio Firmino. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Sulla destra del Trebbia Lucilio Collino era proprietario di met\u00e0 del fundus Minicianus Vettianus, avendo come confi nanti Mommeio Persico e Virio Severo, e di un <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">terzo del fundus Minicianus cum silvis Herennianis, con confinanti lo stesso Mommeio Persico e Vibio Severo. Lucilio Collino \u00e8 confinante di Vibio Severo nell\u2019Aeschinianus, che abbiamo visto corrispondere a Signano. Risulta quindi un gruppo di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fondi fra loro contermini, comprendente anche il Mucianus Vettianus di Mommeio Persico, concentrati nella zona del pago alla destra del Trebbia di fronte a Travo.<sup>31 <\/sup>Sempre sulla destra del Trebbia, ma pi\u00f9 a valle, Lucilio Collino possedeva il fundus Passennianus, per cui ha indicato come confi nante Volumnio Epafrodito, che a sua volta lo indica come confinante nelle sue propriet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>29<\/sup> Il valore di 72.000 sesterzi, che si ripete identico in due fondi e quasi dimezzato nel terzo, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">potrebbe essere quello del quadrato della centuriazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>30<\/sup> Cfr. Petracco Sicardi e Caprini, op. cit., p. 64 s.v. Muletatem.<br \/>\n<sup>31<\/sup> Questi fondi condividono la caratteristica di essere posseduti solo parzialmente dai dichiaranti, per cui \u00e8 da ritenere che, se non tutte, la maggior parte delle porzioni non dichiarate appartenessero a Minicia Polla e Virio Severo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Caius Coelius Verus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Celio Vero \u00e8 un grande proprietario di censo senatorio, che ha denunciato propriet\u00e0 per 150.000 sesterzi nella Praescriptio vetus e 844.000 nella Praescriptio recens. Le sue propriet\u00e0 sono distribuite in tutto il territorio veleiate e in alcuni pagi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">piacentini, ma consistono soprattutto di alcuni grandi saltus nel settore meridionale del territorio veleiate, di cui \u00e8 comproprietario insieme agli Anni fratres e ai <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Coloni Lucenses. Nella zona oggetto di questo studio ha dichiarato propriet\u00e0 solo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nel pago piacentino Vercellense, ma vi sono due fondi dell\u2019Ambitrebio sulla sinistra <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del Trebbia e una propriet\u00e0 dei Coloni Lucenses situata nell\u2019area dello spartiacque <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra Trebbia e Nure che hanno alla base del loro nome il suo gentilizio. Inoltre una <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">stele funeraria della sua famiglia \u00e8 stata ritrovata a Visignano, presso Statto, nel <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">territorio che apparteneva al pago Minervio. \u00c8 quindi da ritenere che questa zona, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pur non essendo pi\u00f9 alla base del potere economico della famiglia all\u2019inizio del secondo secolo d.C., sia stata quella del suo primo insediamento nel Veleiate. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Nel pago Vercellense Celio Vero possedeva il fundus Baebianus Flavianus, nonch\u00e9 tre quarti del fundus Calidianus Epicandrianus Lospistus Valerianus Cumallia <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e del fundus Caerellianus Gumallan, per un valore totale di circa 110.000 sesterzi. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Dall\u2019esame degli adfi nes emerge la mancanza di ogni contatto con gli altri proprietari che hanno dichiarato dei fondi situati nel pago Vercellense. Fra i confi nanti <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">troviamo invece due proprietari, Virio Nepote e Maelio Severo che avevano fondi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nel pago Iunonio. In particolare due propriet\u00e0 di Virio Nepote, il fundus Manlianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Hostilianus e i saltus sive fundi Nariani Catusaniani, in cui Celio Vero risulta con\u0002fi nante, sono state riconosciute con sicurezza in Iustiano e Caiano, per cui si deve <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dedurre che le propriet\u00e0 di Celio Vero erano situate nel settore sud-orientale del pago <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Vercellense, dove nell\u2019area intorno a Castelvecchio confinava con il pago Iunonio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Titus Valius Verus<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Valio Vero fa parte del gruppo di tre medi proprietari caratterizzati dall\u2019impegnare i propri fondi a Veleia pur avendo delle propriet\u00e0 solo in territorio piacentino, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">anche se in pagi confinanti col territorio veleiate. Le loro dichiarazioni, fatte direttamente, senza intermediari, seguono quella dei Coloni Lucenses e sono le ultime <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della Tabula, sicch\u00e9 si deve ritenere che la loro scelta di impegnare i fondi a Veleia <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sia stata funzionale al raggiungimento dell\u2019obiettivo assegnato dall\u2019imperatore al <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">municipio veleiate. Valio Vero aveva le sue propriet\u00e0, valutate, dedotto il vectigal, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in 247.000 sesterzi, in tre pagi che si dipartivano a raggera dal confine fra Piacenza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e Veleia: da ovest a est il Vercellense, che fa parte della zona oggetto di questo studio, il Cereale e il Sinnense, situati sulla sinistra e sulla destra del Nure.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">32 <\/span><\/sup><span style=\"font-family: Verdana;\">Nel pago Vercellense Valio Vero possedeva il fundus Caninianus, del valore di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">40.000 sesterzi, e il grande fundus Vitulianus, del valore di 80.000 sesterzi, in cui <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">aveva come confi nanti Licinia Tertullina e i pagani pagi Ambitrebi. Il fundus Vitulianus doveva quindi essere prossimo al confine con l\u2019Ambitrebio, tanto pi\u00f9 che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">l\u2019altra confinante, Licinia Tertullina, lo era anche nel fundus Fabianus di Volumnio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Epafrodito, riconoscibile in Fabbiano, situato nell\u2019area di confine fra i due pagi.<\/span><sup><span style=\"font-family: Verdana;\">33<\/span><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Coloni Lucenses<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">I Coloni Lucenses, verosimilmente dei proprietari terrieri dell\u2019Alta Lunigiana, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">al tempo appartenente al municipio di Lucca, avevano acquisito con il patrocinio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della Respublica Lucensium delle ampie propriet\u00e0, consistenti soprattutto in grandi saltus, nel settore sud-orientale del territorio veleiate.<sup>34<\/sup> I pascoli di cui potevano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">disporre erano certamente utilizzati anzitutto per l\u2019alpeggio estivo delle loro greggi, ma la loro dimensione gli doveva permettere anche di mettersi in concorrenza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">con i grandi proprietari del Veleiate per gestire l\u2019alpeggio delle greggi del Piacen\u0002tino. Non stupisce perci\u00f2 che le loro propriet\u00e0 disegnassero anche un percorso che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">dalle valli del Taro e del Ceno arrivava fi no alla pianura Padana. L\u2019ultimo tratto di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">questo itinerario correva lungo lo spartiacque fra Trebbia e Nure, dove esso faceva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">da confine fra l\u2019Ambitrebio e lo Iunonio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Nella loro dichiarazione i Coloni Lucenses non indicano mai n\u00e9 il pago, n\u00e9 i confinanti delle loro propriet\u00e0 e neanche dei precisi prediali ricavati dagli atti d\u2019acquisto, ma soltanto i nomi delle zone in cui esse si situavano preceduti dalla formula <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">saltus praediaque, traducibile come \u2018le aree coltivate (praedia) e non coltivate (saltus)\u2019. Le singole propriet\u00e0 potevano poi consistere effettivamente sia di saltus che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di fondi, ma anche di un solo saltus o di uno o pi\u00f9 fondi. Di conseguenza per situare <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">sul territorio le propriet\u00e0 dei Coloni Lucenses si pu\u00f2 contare solo sulla sopravvivenza nella toponomastica attuale delle denominazioni d\u2019area riportate nella Tabula <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e sulle dichiarazioni di altri proprietari in cui essi sono indicati come confinanti. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Nella zona oggetto di questo studio si possono riconoscere nell\u2019area dello spartiacque fra Trebbia e Nure sia i saltus praediaque Coeliana che i saltus praediaque <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Dinium. I saltus praediaque Coeliana sono gli unici nella cui denominazione si pu\u00f2 conoscere, accordato al neutro plurale di praedia, un prediale da gentilizio: \u00e8 quindi assai probabile che consistessero solo di un *fundus Coelianus, che si pu\u00f2 riconoscere in Chiulano, situato a 526 m. di quota poco sotto lo spartiacque dalla parte della val Nure, in un\u2019area che doveva appartenere al pago Iunonio.<sup>35<\/sup><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>32<\/sup> Nel Sinnense i fundi Tauriani di Valio Vero sono probabilmente riconoscibili in Torrano.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>33<\/sup> Anche per il fundus Vitulianus, sulla base della coincidenza del gentilizio, ma in aperto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">contrasto con la citazione dei pagani pagis Ambitrebi, \u00e8 stata proposta una corrispondenza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in val Tidone con Vidiano (a. 1025 Vidiliano). Contro l\u2019ipotesi di un \u2018Mega Vercellense\u2019 (per <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">cui cfr. Di Cocco, Viaggi, op. cit., pp. 34-39) valgono tutte le considerazioni gi\u00e0 fatte.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>34<\/sup> Per un approfondimento sui Coloni Lucenses si veda Giorgio Petracco e Giulia Petracco <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Sicardi, La dichiarazione dei \u2018Coloni Lucenses\u2019 nella tavola di Veleia, \u00abArchivio Storico per le <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Province Parmensi\u00bb, vol. LVI, 2005, pp. 283-297.<br \/>\n<sup>35<\/sup> Per il passaggio da Coelianus a Chiulano si vedano le note toponomastiche di mia madre in Petracco e Petracco Sicardi, La dichiarazione dei Coloni Lucenses, cit., pp. 295-296.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">I saltus praediaque <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Dinium continuano invece nel toponimo d\u2019area Dinavolo, che designa sia una picco\u0002la frazione di Travo che la zona di spartiacque fra Trebbia e Nure. Dinavolo deriva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">da una base *dinia<sup>36<\/sup> con l\u2019aggiunta del suffisso latino \u2013bulo. In questo caso si trattava certamente di un saltus, o pi\u00f9 precisamente di un appenninus, che occupava <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">tutta l\u2019area di costa, in ogni caso di una zona dedicata al pascolo, come conferma <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">il toponimo Mandrola. La presenza dei Coloni Lucenses in questa zona \u00e8 confermata dall\u2019esser indicati come confinanti nel grande fundus Afranianus Mancianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Bittelus Arruntianus di propriet\u00e0 di Dellio Proculo, che lo dichiara per un valore di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">155.000 sesterzi. Il fondo, o aggregazione di fondi, situato nel pago Iunonio, \u00e8 stato<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">riconosciuto con sicurezza in Mansano e aveva certamente una grande dimensione, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">per cui l\u2019indicazione dei Coloni Lucenses come confinanti pu\u00f2 riferirsi a Chiulano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">come ai saltus praediaque Dinium, come anche ad entrambe le propriet\u00e0. Un ultima <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">osservazione riguarda i praedia Caerelliano colle, che i Coloni Lucenses esplicitamente escludono dal patrimonio impegnato nella Tabula, che potevano forse trovarsi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nell\u2019area sud orientale del Vercellense, che ha le caratteristiche per essere definita <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">\u2018colle\u2019 e dove Celio Vero possedeva un fundus Caerellianus.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Il territorio e i confi ni dei pagi ed il confine <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fra i municipi di Piacenza e Velleia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">L\u2019identifi cazione di due fondi di Marco Mommeio Persico, il Caninianus ubi\u0002cato nel pago piacentino Venerio, e il Blassianus, appartenente al pago Lurate del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">territorio di Veleia, rispettivamente in Montecanino e in Lassano, e del fondo Antonianus di Caio Vibio Severo, situato sul confine fra i pagi Venerio e Lurate, in <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Antugnano mi induce a correggere rispetto alle ipotesi formulate in precedenza<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>37<\/sup> la <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">posizione di questi pagi e la ricostruzione del confi ne fra Piacenza e Velleia. Conserverei dunque solo nel caso del Sulco l\u2019ipotesi che i tre pagi Sulco, Venerio e Lurate, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nell\u2019ordine da ovest a est, si diramassero dal confine dell\u2019Ambitrebio e avessero una <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">parte minore in territorio di Veleia e un\u2019altra maggiore in territorio di Piacenza. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Oggi penso che il Lurate fosse un pago tutto veleiate di piccola dimensione situato <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nell\u2019alto corso della Luretta, mentre il Venerio doveva essere sostanzialmente tutto piacentino ed occupare, in una misura non determinabile, la media valle della Luretta e il territorio compreso fra la Luretta e il Tidone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>36<\/sup> Per dinia cfr.. Petracco Sicardi e Caprini, op. cit., p. 48, s. v. Dinium, Dinia. Un altro <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">toponimo derivato da dinia \u00e8 il monte Pradegna (*Petra de Dinia), situato sulla costa che fa <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">da confine fra Bobbio e Mezzano (e fra il pago Eboreo di Libarna e il Domitio di Veleia). Ma <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">qui \u00e8 escluso che avessero delle propriet\u00e0 i Coloni Lucenses.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>37<\/sup> Cfr. Petracco e Petracco Sicardi, Struttura delle dichiarazioni, cit., p. 255 e cartina a p. 247.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\">Ritengo perci\u00f2 che il confine fra Piacenza e Velleia, partendo dal monte Lazzarello, in cui dovevano incontrarsi i territori di Piacenza, Libarna e Veleia, scendesse <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">a Pecorara e di l\u00ec risalisse il Tidoncello di Sevizzano fi no al monte Serenda. Di l\u00ec doveva seguire verso nord la costa spartiacque fra i bacini del Chiarone e della Luretta <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e poi discendere il corso del ramo sinistro della Luretta fino alla confluenza dei due <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">rami poco a monte di Piozzano. Dalla confluenza il confine seguiva, dividendo il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pago Lurate dal Venerio e passando per Antugnano, una via publica che saliva fino <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">al monte Travo, dove incontrava il confine del pago Ambitrebio. Di l\u00ec in poi sono <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">possibili due ipotesi. La prima, che ritengo pi\u00f9 probabile, \u00e8 che il confine continuasse a seguire una via publica che percorreva la costa spartiacque fra la Luretta e il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Guardarabbia, scendendo poi al Trebbia, tenendo all\u2019interno del territorio veleiate, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e del pago Ambitrebio, tutto il massiccio del Pillerone e anche Fiorano e Marano, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">e al di fuori, nel pago Minervio, che doveva occupare la riva sinistra del Trebbia, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">il fundus Scrofulanus di Cornelia Severa, riconosciuto in Scrivellano. La seconda <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">ipotesi \u00e8 che a dividere il territorio di Veleia da quello di Piacenza fossero le selve <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">lungo il corso del Guardarabbia sinistro e quelle del monte Pillerone. In questo caso <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">il confine avrebbe raggiunto il Trebbia poco a monte di Mezzanello (toponimo che <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">indica che, in qualche momento della storia, di l\u00ec passava un confi ne) e Fiorano e <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Marano non potrebbero corrispondere al Furianus di Mommeio e al Marianus di <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Volumnio Epafrodito. Dall\u2019altra parte del Trebbia il confine lasciava Fabbiano (il <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">fundus Fabianus di Volumnio Epafrodito) in territorio piacentino e nel pago Vercel\u0002lense, salendo in costa a C\u00e0 dei C\u00f2 (c\u00f2 \u00e8 la contrazione del latino caput \u2018punto iniziale <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">o terminale\u2019), dove doveva trovarsi un trifinium, in cui si incontravano i territori del <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">pago Vercellense, piacentino, e dei pagi veleiati Ambitrebio e Iunonio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Il pago Ambitrebio, esteso, come dice il suo nome, sulle due rive del Trebbia, era <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">compreso fra i confini che tenter\u00f2 di seguito di ricostruire. Partendo da Comezzano <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">(*caput medianus), situato sulla sponda sinistra del Trebbia davanti alla confluenza <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">nel Trebbia del torrente Perino, il confine fra i due pagi veleiati Ambitrebio e Domitio doveva seguire un percorso che correva a est delle rocce di Pietra Parcellara, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">passando intorno ai cinquecento metri di quota per le attuali localit\u00e0 di Corbellino, <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Mont\u00e0 e Termine grosso, toponimo che nel suo nome contiene il ricordo del confine. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Di qui passando per Scarniago saliva in costa nell\u2019area di monte Bogo. Da questo <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">punto il confi ne dell\u2019Ambitrebio lo separava dal pago Lurate, scendendo probabil\u0002mente fi no al ramo di destra della Luretta e discendendolo per un tratto per poi <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">risalire fino a monte Travo, dove iniziava la parte che ho gi\u00e0 illustrato, in quanto <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">coincideva col confi ne fra Piacenza e Veleia. In questo settore il pago Ambitrebio <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">confinava sulla sinistra del Trebbia prima col Venerio e poi col Minervio, sulla destra <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">del fiume con il Vercellense. Da C\u00e0 dei C\u00f2 il confine fra Ambitrebio e Iunonio correva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">lungo la costa spartiacque fra Trebbia e Nure. Il confine dell\u2019Ambitrebio scendeva <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">quindi in Trebbia lungo una costa selvosa che separa Stazzano (il fundus Statianus <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">di Mommeio Persico), in Ambitrebio, da Viserano (il fundus Vicirianus della Tabu<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">la), nel pago Domitio, raggiungendo il Trebbia davanti a Caverzago. Di qui il confine <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">risaliva per un breve tratto il Trebbia fino a Comezzano, dividendo la sponda sinistra, appartenente all\u2019Ambitrebio, dalla destra, che era del Domitio. <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">La distribuzione nel territorio dell\u2019Ambitrebio dei patrimoni dei vari proprietari \u00e8 illustrata nella cartina annessa allo studio,<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>38<\/sup> in cui si pu\u00f2 scorgere la progressiva<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">formazione di latifondi, in uno stadio pi\u00f9 o meno avanzato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;\"><a href=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3275 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-300x169.png\" alt=\"\" width=\"1444\" height=\"813\" srcset=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-300x169.png 300w, http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-1024x576.png 1024w, http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-768x432.png 768w, http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-1536x864.png 1536w, http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/confini-Petracco-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1444px) 100vw, 1444px\" \/><\/a><\/span><span style=\"font-family: Verdana;\"><sup>38<\/sup> In essa le propriet\u00e0 di chi ha dichiarato nella Tabula sono distinte da numeri: 1 = Mommeio Persico; 2 = Cornelia Severa; 3 = Volumnio Epafrodito; 4 = Vibio Severo; 5 = Volumnio Memore; 6 = Lucilio Collino; 7 = Celio Vero; 8 = Valio Vero; 9 = Coloni Lucenses.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">ABSTRACT<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">The area around Travo, very conservative of Roman toponymy, is also the area <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in which almost one third of the agricultural value declared in the Tabula Alimen\u0002taria of Veleia is concentrated, mostly in the pago Ambitrebio. The author, after <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">having exposed the methodology and the criteria used for the reconstruction, goes <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">on to analyze the patrimonies of the big and the average Roman owners of the be\u0002ginning of the second century AD, with the aim of placing the individual properties <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">in the territory and illustrating the characteristics of every patrimony. The study <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">concludes with a chapter dedicated to the reconstruction of the border between <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">Piacenza and Veleia and of the territory included in the pago Ambitrebio.<\/span><br \/>\n<em><span style=\"font-family: Verdana;\"><br \/>\n<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I pagi veleiati e piacentini nella bassa Val Trebbia e nelle valli della Luretta e del Tidone di Giorgio Petracco Premessa La zona della bassa val Trebbia intorno a Travo \u00e8 al tempo stesso quella in cui, con l\u2019eccezione di alcune aree, si \u00e8 maggiormente conservata la toponomastica romana e quella in cui si concentra,<a href=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=3261\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\"><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3261"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3261"}],"version-history":[{"count":8,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3278,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3261\/revisions\/3278"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}