{"id":293,"date":"2018-03-06T20:25:48","date_gmt":"2018-03-06T20:25:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=293"},"modified":"2019-12-11T00:21:19","modified_gmt":"2019-12-10T23:21:19","slug":"struttura-delle-dichiarazioni-ed-evoluzione-del-territorio-e-della-proprieta-fondiaria-nella-tavola-di-veleia","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=293","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: 16px;\"><strong>Struttura delle dichiarazioni ed evoluzione del territorio e della propriet\u00e0 fondiaria nella Tavola di Veleia<\/strong><\/span><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>di Giorgio Petracco, Giulia Petracco Sicardi<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Premessa<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Negli ultimi anni abbiamo ripreso insieme e approfondito, in sei contributi pubblicati nell\u2019Archivio Storico delle Province Parmensi fra il 2005 e il 2012, il lavoro sulla Tavola di Veleia iniziato da Giulia Petracco Sicardi negli anni sessanta, i cui primi risultati erano contenuti nella sua relazione al III Convegno di Studi Veleiati del 1967. Attraverso il confronto fra il testo della <em>Tabula<\/em>, la toponomastica attuale e storica e la conformazione fisica dell\u2019appennino piacentino e parmense, riteniamo oggi di essere riusciti a ricostruire con una forte approssimazione la struttura interna e i confini del territorio di Veleia all\u2019inizio del II secolo e, in qualche misura, anche la sua interfaccia coi territori dei municipi contermini, e in particolare con quello di Piacenza. Il risultato \u00e8 riportato in due tavole, poste in appendice al testo del nostro intervento insieme all\u2019elenco delle corrispondenze toponomastiche pi\u00f9 attendibili e alla illustrazione di quelle ancora inedite.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La ricostruzione potr\u00e0 in futuro essere ancora affinata, e se del caso corretta, se verranno individuate nuove corrispondenze toponomastiche, attraverso la rilevazione dei toponimi di fonte orale e l\u2019analisi delle fonti scritte medioevali e dei Catasti Farnesiani, ancora largamente inesplorati. Tuttavia gi\u00e0 oggi il livello di ricostruzione raggiunto ci permette di collocare sul territorio con una sufficiente approssimazione le singole propriet\u00e0 dichiarate nella <em>Tabula <\/em>e quindi, insieme ai dati direttamente offerti dal testo, di ricostruire la struttura e la logica economica dei patrimoni fondiari. Sar\u00e0 questo l\u2019obiettivo principale di un\u2019opera organica sulla Tavola di Veleia, da mettere a punto nei prossimi anni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">In questa sede sviluppiamo alcuni approfondimenti riguardanti: a) le diverse caratteristiche e la formazione delle dichiarazioni dei proprietari, b) l\u2019origine delle denominazioni fondiarie riportate nella <em>Tabula<\/em>, c) la ripartizione interna del territorio veleiate e in particolare le differenti nozioni di <em>pagus <\/em>e <em>vicus<\/em> e la questione cosiddetta del \u201cdualismo limitaneo\u201d, d) l\u2019evoluzione dell\u2019economia agraria a Veleia dall\u2019inizio della colonizzazione fino al tempo della <em>Tabula<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Le dichiarazioni dei proprietari<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La grande maggioranza delle 51 dichiarazioni della Tavola di Veleia (46 della <em>Praescriptio recens <\/em>e 5 della <em>Praescriptio vetus<\/em>) seguono lo schema che alla fine del II secolo sar\u00e0 codificato da Ulpiano nel <em>De censibus<\/em>, ma che era certamente gi\u00e0 utilizzato ai tempi della <em>Tabula <\/em>e probabilmente assai prima. Di ogni propriet\u00e0 agraria viene quindi indicato il nome, la citt\u00e0, il pago e due confinanti. Vi sono tuttavia alcune dichiarazioni che non rispettano questo schema.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il caso pi\u00f9 noto e importante \u00e8 quello dei <em>Coloni Lucenses<\/em> (TAV VI, 60-78; cfr. Petracco, Petracco sicarDi 2005, pp. 283-297), che, oltre a dichiarare solo il valore complessivo delle loro propriet\u00e0, le definiscono con dei toponimi d\u2019area, probabilmente in molti casi dei \u201c<em>vici<\/em>\u201d, senza menzione n\u00e9 degli <em>adfines<\/em>, n\u00e9 del pago e preceduti sempre da \u201c<em>saltus praediaque<\/em>\u201d<em>,<\/em> che \u00e8 espressione generica, dietro la quale nei singoli casi ci pu\u00f2 essere un <em>saltus<\/em> e\/o uno o pi\u00f9 fondi, di cui non si dice il nome. Anche <em>Sulpicia Priscilla <\/em>(TAV II, 4-11), nella sua dichiarazione estremamente stringata, considerato il valore delle propriet\u00e0, usa l\u2019espressione \u201c<em>saltus sive fundos<\/em>\u201d, che appare del tutto analoga a quella usata dai <em>Coloni Lucenses<\/em>, seguita dall\u2019indicazione delle zone \u201c<em>Rubacotius<\/em>\u201d e \u201c<em>Solicelo<\/em>\u201d, quasi sicuramente dei \u201c<em>vici<\/em>\u201d. Nella dichiarazione di <em>C. Pontius Ligus <\/em>(TAV VI, 11-15), l\u2019indicazione dei confinanti \u00e8 sostituita da quella della zona, il <em>sup. vico Irvacco<\/em>, dove si trovano tutti i fondi, di cui viene dato solo il valore complessivo. Nella dichiarazione di <em>M. Mommeius Persicus<\/em> (TAV II, 36-86), fra una prima e un\u2019ultima parte regolare, \u00e8 inserita una sequenza di otto fondi e un <em>saltus<\/em>, tutti valutati singolarmente, la cui ubicazione \u00e8 indicata, esplicitamente per il primo ma implicitamente anche per gli altri,<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">nel <em>vicus Flania<\/em> del pago Ambitrebio, mentre all\u2019indicazione dei confinanti si assolve con la formula \u201c<em>se et alis<\/em>\u201d. <em>L. Licinius L. filius<\/em> (TAV IV, 54-56) d\u00e0 solo il valore complessivo dei cinque fondi che possiede nel pago Dianio, senza altre indicazioni, mentre nello stesso pago <em>M. Varius Felix <\/em>(TAV IV, 101-V, 1-6), pur denunciando i suoi fondi singolarmente coi rispettivi valori, d\u00e0 una lista complessiva degli <em>adfines<\/em>. Vi sono poi dei proprietari, come <em>C. Volumnius Epaphroditus <\/em>(TAV IV, 36-53) e <em>L. Maelius Severus <\/em>(TAV IV, 57-82), che, pur rispettando formalmente in tutta la loro dichiarazione lo schema di Papiniano e impegnando singolarmente<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">le altre loro propriet\u00e0, denunciano con un unico valore molto consistente un gruppo di loro fondi sparsi in un\u2019area vasta (il pago Meduzio, la sponda destra del Trebbia fra Ambitrebio e Vercellense).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La sommariet\u00e0 di queste dichiarazioni, fra cui alcune delle pi\u00f9 consistenti, \u00e8 un elemento contraddittorio rispetto alla funzione della Tavola di Veleia, incisa nel bronzo ed esposta nel foro, di costituire un riferimento certo per la risoluzione delle controversie che sarebbero potute nascere in futuro circa il pagamento dell\u2019onere permanente, che l\u2019istituzione alimentaria aveva posto a carico non dei proprietari originari, bens\u00ec dei fondi che erano stati impegnati, e che quindi si trasferiva col passaggio di propriet\u00e0 degli stessi. In questo quadro la sommariet\u00e0 di una dichiarazione rendeva un problema di difficile soluzione stabilire l\u2019onere a carico dei nuovi proprietari in caso di scomposizione della propriet\u00e0. E dunque, come mai furono accettate queste dichiarazioni sommarie?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Una risposta potrebbe forse essere che l\u2019obiettivo dell\u2019iniziativa di Traiano era soprattutto la redistribuzione del bottino delle campagne daciche, mentre la continuit\u00e0 del buon funzionamento dell\u2019istituzione alimentaria contava di meno, ma altre spiegazioni, come l\u2019esistenza di altre documentazioni che potevano integrare il testo della <em>Tabula,<\/em> sono certamente possibili.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019analisi del testo della <em>Tabula <\/em>ci ha poi portato a ritenere errata l\u2019opinione del Veyne, per cui essa sarebbe essenzialmente \u00ab<em>une transcription d\u2019extraits de registres du cens<\/em>\u00bb (veYNe 1958, p. 178). Pensiamo invece che i proprietari nel fare le loro dichiarazioni si siano appoggiati generalmente agli atti di acquisto in loro possesso, talvolta riportandoli quasi integralmente, talaltra riassumendoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Alla base di questa nostra convinzione vi \u00e8 anzitutto l\u2019esistenza di almeno tre dichiarazioni in cui due parti di uno stesso fondo vengono denunciate separatamente. <em>M. Virius Nepos <\/em>(TAV I, 5-39) denuncia prima il <em>fundus Munatianus Attianus cum casis<\/em>, situato nel pago Iunonio, dichiarandone il valore in 28.000 sesterzi, e, subito dopo, lo stesso fondo, dichiarando per\u00f2 un valore di soli 14.000 sesterzi: la differenza fra i due valori, uno il doppio dell\u2019altro, impedisce di pensare a una ripetizione e indirizza invece verso l\u2019acquisto separato delle due quote (2\/3 e 1\/3) del fondo da due diversi proprietari. In un\u2019altro caso <em>C. Dellius Proculus<\/em> (TAV II, 95-104 e III, 1-10) ha denunciato prima una met\u00e0 del <em>fundus Asellianus Egnatianus cum meridibus<\/em>, anch\u2019esso nello Iunonio, del valore di 33.000 sesterzi, poi, separatamente, il <em>fundus Corbellianus Asellianus Egnatianus cum meridibus,<\/em> del valore di 53.000 sesterzi, evidentemente acquistato in un momento successivo dal proprietario dell\u2019altra met\u00e0 dell\u2019<em>Asellianus Egnatianus cum meridibus<\/em>, che l\u2019aveva unita a un fondo adiacente, il <em>Corbellianus<\/em>, del valore di 20.000 sesterzi. Il terzo caso \u00e8 quello di <em>C. Vibius C. filius <\/em>(TAV IV, 90-100), che prima dichiara il <em>fundus Vibullianus Calidianus<\/em>, situato nel pago Bagienno, valutandolo, insieme ad altre due propriet\u00e0, 45.660 sesterzi, poi dichiara lo stesso fondo, specificando questa volta che si tratta della met\u00e0, per 15.000 sesterzi: \u00e8 chiaro che il fondo \u00e8 stato acquistato in due tempi ed ha un valore di 30.000 sesterzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Anche l\u2019esistenza in alcune dichiarazioni (come quelle, gi\u00e0 citate in precedenza di Mommeio Persico, Volumnio Epaphrodito e Maelio Severo) di gruppi importanti di fondi denunciati con un criterio diverso dagli altri o con un unico valore pu\u00f2 essere spiegata con l\u2019acquisizione di interi patrimoni. Portano ad escludere che le dichiarazioni della <em>Tabula <\/em>siano ricavate direttamente dai registri del censimento anche le differenze che si riscontrano nella denominazione di una stessa propriet\u00e0 in due diverse dichiarazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Cos\u00ec il <em>saltus Attinava <\/em>di Vibio Severo (TAV VII, 51) \u00e8 riportato come <em>saltus Attianus <\/em>nella dichiarazione di Mommeio Persico (TAV II, 53); i <em>fundi sive saltus Catusaniani<\/em> di Virio Nepote (TAV I, 28) diventano un <em>fundus sive saltus Catucianus <\/em>nella dichiarazione di Dellio Proculo (TAV III, 6); il <em>fundus Eburelia cum silvis <\/em>della dichiarazione di Naevio Vero (TAV I, 45) \u00e8 riportato come <em>saltus Eborelia <\/em>in quella di Sulpicia Priscilla; il <em>saltus Tuppelius Volumnianus <\/em>di Cornelio Onesimo (TAV I, 100) corrisponde al <em>fundus Tuppilia Vibullianus Volumnianus <\/em>di Cornelio Helio (TAV V, 32). Questa serie di corrispondenze mostra anche come, essendovene i presupposti, la stessa propriet\u00e0 potesse essere definita <em>fundus <\/em>o <em>saltus <\/em>e come il dichiarante (o forse in alcuni casi gi\u00e0 l\u2019estensore dell\u2019atto d\u2019acquisto) potesse usare la denominazione completa della propriet\u00e0 o una forma abbreviata. Quest\u2019ultima circostanza si riscontra anche nella corrispondenza seguente, che riportiamo integralmente e analizziamo nel dettaglio dei suoi molteplici aspetti interessanti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 2 \u2013 M. Virius Nepos (I, 32-36) <em>&#8230;et fundum Cornelianum<\/em> <em>Collacterianum<\/em> <em>Flaccelliacum, cum colonia Munatiana artefigia, pro parte dimidia et coloniam Vettianam Cornelianam pro parte quarta, in Veleiate pago Iunonio, adfinibus Coelio Vero et Catunio Pupillo et populo&#8230;<\/em>, dichiarato per un valore di 26.300 sesterzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 16 \u2013 C. Coelius Verus (III, 14-16) <em>&#8230;fundum Collacterum<\/em> <em>pro parte dimidia et colonia Cinnerum pro parte quarta, qui sunt in Veleiate pago Iunonio, adfinibus Valerio Adulescente et Virio Nepote et populo&#8230;<\/em>, dichiarato <em>\u2018duabus summis\u2019<\/em> insieme al <em>fundus Antonianus <\/em>del pago Medutio per un valore complessivo di 37.400 sesterzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La prima osservazione \u00e8 che, se ipotizziamo che il <em>fundus Antonianus <\/em>avesse un valore di 11.100 sesterzi, cosa del tutto credibile, la propriet\u00e0 di Coelio Vero poteva valere anch\u2019essa 26.300 sesterzi e corrispondere <em>in toto <\/em>a quella di Virio Nepote. La propriet\u00e0 complessiva, di cui i due possedevano ciascuno una met\u00e0, valeva dunque 52.600 sesterzi e si componeva del <em>fundus Cornelianus Collacterianus Flaccelliacus cum colonia Munatiana artefigia<\/em>, riportato sinteticamente da Coelio Vero come <em>fundus Collacterus<\/em>, e del 50% della <em>colonia Vettiana Corneliana<\/em>, chiamata <em>colonia Cinnerum <\/em>nella dichiarazione di Coelio Vero (l\u2019altra met\u00e0 della colonia poteva essere di propriet\u00e0 di Catunio Pupillo e Valerio Adulescente, che vengono citati come <em>adfines<\/em>). La <em>colonia Cinnerum, <\/em>era stata identificata dal Formentini (formeNtiNi 1930, p. 14) con la localit\u00e0 di Celleri sul torrente Vezzeno sulla base della vicinanza con Corneliano (che \u00e8 sicuramente il continuatore di un <em>fundus Cornelianus, <\/em>e molto probabilmente proprio di quello di cui ci stiamo occupando). Ma Celleri deriva invece sicuramente da un ablativo plurale <em>*cellulis<\/em>, che ha molti continuatori nella toponomastica attuale e nel tardo antico significava \u201cluogo con piccoli magazzini\u201d, mentre successivamente \u00e8 stato utilizzato dai monaci per indicare una dipendenza secondaria di uno stabilimento monastico. La colonia potrebbe invece essere stata chiamata anche <em>Cinnerum<\/em>, in alternativa al nome ufficiale, per essere situata sul confine col pago Sinnense, mentre l\u2019idronimo Vezzeno ha qualche probabilit\u00e0 di continuare il nome della <em>colonia Vettiana<\/em> e testimonia comunque certamente la presenza in quella zona della <em>gens <\/em>dei <em>Vettii<\/em>. La denominazione <em>Collacterianus \/ Collacterus <\/em>ha alla base il latino <em>collacteus <\/em>\u201cfratello di latte\u201d: non deriva quindi da un gentilizio, ma fa parte della serie <em>Paternus \/ Maternus<\/em>, di cui parleremo nel prossimo paragrafo, e significa \u201cfondo ereditato dal fratello da parte di madre\u201d. Il fatto che si sia poi fissato come toponimo Corneliano ci ricorda come spesso la tradizione scritta e quella orale seguano vie diverse. <em>Flaccelliacus <\/em>pu\u00f2 rimandare a un gentilizio <em>*Flaccellius<\/em>, di cui si discute se derivi dal diffuso <em>cognomen Flaccus<\/em>, ma \u00e8 attestato anche un femminile <em>Flaccilla <\/em>(schulze 1966, pp. 272-273 e 462). Per quanto riguarda la <em>colonia Munatiana artefigia <\/em>si vedano le \u201cNote toponomastiche\u201d sul toponimo Mulazzana. <em>&nbsp;&nbsp;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019origine delle denominazioni fondiarie<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La grande maggioranza delle denominazioni delle propriet\u00e0 agrarie impegnate nella Tavola di Veleia, cos\u00ec come moltissimi toponimi arrivati fino a noi o attestati nei documenti medievali in tutta Italia e in molte regioni che facevano parte dell\u2019impero romano, sono riconducibili a gentilizi romani conosciuti: \u00e8 quindi evidente che derivano dal nome di un loro proprietario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ma a quando risale la loro ufficializzazione, che \u00e8 certamente alla base della loro utilizzazione successiva e della loro fissazione come toponimi? E con quale criterio, che deve essere stato il medesimo in tutto il dominio di Roma o quantomeno in Italia, sono state scelte? Gi\u00e0 il De Pacht\u00e8re (De Pacht\u00e8re 1920, pp. 59-60) ha individuato il momento nel periodo augusteo (29 a.C.-14 d.C.) e l\u2019occasione in un censimento fondiario. I presupposti vi erano gi\u00e0 da una quindicina d\u2019anni, giacch\u00e8 nel 49 a.C. a Veleia e a molte altre citt\u00e0 della Cisalpina fu riconosciuto lo <em>status <\/em>di municipio romano e pochi anni dopo, nel 45 a.C., la <em>lex Iulia municipalis <\/em>sanciva l\u2019obbligo per tutti i municipi di fare il censimento. Ma di censimenti non ve ne furono fino al 28 a.C., essendo ormai in corso il principato di Augusto, che ne ordin\u00f2 altri due, quello dell\u20198 a.C. e quello del 13 d.C., che costituisce il termine \u201c<em>post quem non<\/em>\u201d, in quanto sappiamo da Dione Cassio che in quell\u2019occasione furono censite le propriet\u00e0 agrarie di tutta l\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Quanto al criterio con cui \u00e8 stato dato ai fondi il nome di un proprietario, le ipotesi si riducono a tre: a) sono stati dati i nomi dei proprietari al tempo del censimento, oppure b) quelli dei proprietari da cui avevano acquisito la propriet\u00e0, oppure ancora c) quello dei primi proprietari romani del fondo. Il dubbio pu\u00f2 essere sciolto se si considera la serie di citazioni che troviamo nella <em>Tabula <\/em>di fondi denominati <em>Paternus <\/em>o <em>Maternus<\/em>, di cui di seguito diamo la lista:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 16 \u2013 C. Coelius Verus: III, 18-19 <em>&#8230;item fundum Vembrunium Paternum, qui est in Veleiate pago Domitio, adfinibus Licinio Catone et Sulpicia Priscilla..<\/em>, dichiarato per un valore di 71.000 sesterzi; III, 26-28 <em>&#8230;et fundum Paternum, pro parte quinta et parte decima,&#8230;in Veleiate pago Domitio&#8230;, <\/em>dichiarato insieme a molti altri fondi o porzioni di fondi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 21 \u2013 C. Calidius Proculus: IV, 22-23 <em>&#8230;fundum Paternum, in Veleiate pago Albense Blondeliae Seceniae, adfinibus Calidio Vero et Antonis Vera et Prisco..,<\/em> dichiarato per un valore di 94.600 sesterzi; IV, 24-25 <em>&#8230;fundum Maternum Munatianum, pago suprascripto <\/em>(Albense Blondeliae Seceniae)<em>, adfinibus Antonis Prisco et Vera&#8230;, <\/em>dichiarato insieme a molti altri fondi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 22 \u2013 C. Volumnius Epaphroditus: IV, 47-48 <em>&#8230;item fundum Paternum, qui est Placentino pago Vergellense, adfinibus Castricio Nepote et populo&#8230;<\/em>, dichiarato per un valore di 32.000 sesterzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 26 \u2013 C. Vibius Cai filius: IV, 91-92 <em>&#8230;fundum Satrianum Paternum, qui est in Veleiate pago Bagienno, adfinibus Cornelia Severa, Caio Naevio Firmo et populo<\/em>&#8230;, dichiarato per un valore di 40.000 sesterzi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 28 \u2013 Cn. Antonius Priscus: V, 13-14 <em>..item fundum Calidianum Atedianum Maternum, pro parte dimidia, pago suprascripto <\/em>(Domitio), <em>adfinibus Lucio et Caio Annis et populo..<\/em>, dichiarato per un valore di 20.000 sesterzi; V, 18-20 <em>&#8230;item fundum Veturianum Virianum Vibianum Satrianum Paternum, pago suprascripto <\/em>(Domitio)<em>, adfinibus Lucio et Caio Annis et Afranio Apthoro et populo&#8230;<\/em>, dichiarato per un valore di 133.000 sesterzi; V, 29-30 <em>..et fundum Minicianum Lapponianum Histrianum Paternum, in Veleiate pago Bagienno, adfinibus Lucio et Caio Annis et populo&#8230;<\/em>, dichiarato insieme a due altri fondi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ob. 34 \u2013 C. Pontius Ligus: VI, 12 <em>&#8230;et fundum Paternum,&#8230;in Veleiate pago Salvio superiore vico Irvacco&#8230;, <\/em>dichiarato insieme agli altri fondi di sua propriet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Si tratta quindi in totale di otto \u201c<em>fundus Paternus<\/em>\u201d, di cui quattro isolati e quattro accompagnati da altri prediali, e due \u201c<em>fundus Maternus<\/em>\u201d, entrambi accompagnati da altri prediali. Anche recentemente (cfr. aGer veleias 2003, p. 265 e pp. 269-329) si \u00e8 voluto considerare queste espressioni degli aggettivi, traducendole con \u201cereditato dal padre\u201d, \u201cereditato dalla madre\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Ma al tempo della <em>Tabula <\/em>esse erano invece ormai i nomi, o una parte delle denominazioni, di quei fondi. Come giustificare altrimenti i quattro <em>fundus Paternus <\/em>isolati? E soprattutto ancor oggi in tutta Italia abbiamo, limitandoci ai soli nomi dei comuni e delle frazioni, ben diciannove toponimi <em>Paderno <\/em>(al nord, e un solo <em>Maderno<\/em>) e quindici <em>Paterno <\/em>(nel centro-sud). La fissazione di tanti toponimi dimostra che <em>Paternus <\/em>e <em>Maternus <\/em>(quest\u2019ultimo forse accompagnato dal gentilizio della famiglia della madre) sono diventati denominazioni fondiarie ufficiali in occasione del censimento augusteo al pari dei prediali da gentilizio. Ci\u00f2 esclude che la regola per dare il nome a ogni fondo censito, valida almeno per tutta l\u2019Italia, sia stata quella di utilizzare il gentilizio di chi ne era proprietario al tempo del censimento. Ci si sar\u00e0 invece riferiti all\u2019ultimo passaggio di propriet\u00e0 conosciuto (o, non si pu\u00f2 escluderlo del tutto, all\u2019intera storia conosciuta dei passaggi di propriet\u00e0 del fondo) e questo giustifica l\u2019utilizzo di <em>Paternus <\/em>e <em>Maternus<\/em>, cos\u00ec come del raro <em>Collacterus \/ Collacterianus<\/em>, nei casi in cui non si aveva notizia di un precedente proprietario al di fuori della famiglia. Questa regola appare anche pi\u00f9 logica, in quanto permetteva nel caso di proprietari di pi\u00f9 fondi, magari contermini, che in epoca augustea sar\u00e0 gi\u00e0 stato sicuramente un caso frequente, di dare dei nomi diversi alle singole propriet\u00e0. La conclusione da trarre \u00e8 che i gentilizi ricavabili dai nomi dei fondi dichiarati nella Tavola di Veleia non sono quelli dei proprietari in et\u00e0 augustea al momento del censimento in cui sono stati fissati i nomi dei fondi, destinati a rimanerci sconosciuti, ma appartengono a proprietari precedenti e fra loro non contemporanei, giacch\u00e8 l\u2019ultimo passaggio di propriet\u00e0 pu\u00f2 essere avvenuto pochi o molti anni prima del censimento, comunque mediamente riferibili al I secolo a.C. e al periodo repubblicano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La regola da noi ipotizzata per la nominazione dei fondi permette anche di capire la ragione delle numerosissime intitolazioni plurime, che non possono essere sempre spiegate come accorpamenti di fondi prima indipendenti, soprattutto nel caso di propriet\u00e0 di basso valore. Il fenomeno era gi\u00e0 stato notato dal De Pacht\u00e8re, che, volendosene dare una ragione, ha immaginato una complessa sequenza di scomposizioni e ricomposizioni dei fondi, successive alla loro nominazione, che non riesce a risultare veramente convincente (De Pacht\u00e8re 1920, pp. 62-68). Se invece riflettiamo sul fatto che molti dei fondi dei proprietari augustei devono essere stati acquistati da delle compropriet\u00e0, possiamo comprendere come questi fondi abbiano ricevuto un\u2019intitolazione plurima fin dal momento della loro prima nominazione in et\u00e0 augustea.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Prendiamo ad esempio la dichiarazione di <em>Marcus Antonius Priscus <\/em>(TAV I, 64-91), che impegna personalmente a Veleia le sue 14 propriet\u00e0, consistenti in ben 18 fondi (e nessun <em>saltus<\/em>), tutti di poco valore e tutti concentrati nei <em>vici<\/em> <em>Blondelia <\/em>(alta val Nure) e <em>Secenia <\/em>(zona di S. Stefano d\u2019Aveto) del pago Albense, quindi in una zona di montagna, per un valore totale di 233.000 sesterzi. Sette delle sue propriet\u00e0 hanno un\u2019intitolazione plurima (quattro doppia, due tripla e una quadrupla) e tre di esse, oltre a una con una sola intitolazione, sono \u201cfondi doppi\u201d cio\u00e8 due fondi con la stessa intitolazione (es. <em>fundos Virianos Calidianos Salvianos duos<\/em>). In questi casi, che sono i pi\u00f9 complessi, si pu\u00f2 ricostruire una sequenza in quattro tempi: a) due proprietari possiedono due piccoli fondi vicini, appena sufficienti per la sussistenza di una famiglia, b) un proprietario riunisce la propriet\u00e0 dei due fondi, c) si instaura una compropriet\u00e0 dei due fondi (nell\u2019esempio <em>Virius, Calidius <\/em>e <em>Salvius<\/em>), d) il \u201cproprietario augusteo\u201d acquisisce la propriet\u00e0 dei due fondi dai comproprietari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nella <em>Tabula<\/em> troviamo anche parecchi fondi la cui denominazione non \u00e8 riconducibile a un gentilizio (cfr. Petracco sicarDi, caPriNi 1981, pp. 33-82). In molti casi le terminazioni <em>-am<\/em>, <em>-as <\/em>e <em>-is <\/em>sono spia del fatto che in precedenza erano accordate con <em>silvam<\/em>, <em>silvas <\/em>o <em>cum silvis<\/em>, si trattava dunque originariamente di terreni boschivi, messi poi a cultura. Appartengono a questa tipologia: <em>Asscevam <\/em>nel Floreio (TAV IV, 80),<em> Buelabras <\/em>nel Salutare (TAV I, 59), <em>Claris<\/em> nel Domizio (TAV III, 27), <em>Ebureliam <\/em>nel Domizio (TAV I, 45 e II, 6), <em>Ibittam <\/em>nello Statiello (TAV I, 57), <em>Ibocelis <\/em>nel Domizio (TAV III, 60), <em>Spennellam <\/em>nel Domizio (TAV III, 58), <em>Taxtanulas <\/em>nel Dianio (TAV V, 4), <em>Tuppiliam <\/em>nel Domizio (TAV V, 32), <em>Undigenis <\/em>nello Statiello (TAV III, 66). Alcuni di quelli il cui nome termina con <em>-um <\/em>o col neutro plurale <em>-a <\/em>(che presuppone <em>praedia<\/em>), possono invece aver derivato il loro nome da quello del <em>vicus<\/em> in cui si trovavano, come \u00e8 confermato in tre casi dal testo stesso della <em>Tabula<\/em>. Appartengono quasi certamente a questa tipologia: <em>Bivelium <\/em>nel Bagienno (TAV III, 56), <em>Ivanelium <\/em>nel Bagienno (TAV I, 49 e I, 42 <em>vico Ivanelio<\/em>), <em>Mettunia <\/em>nel Salutare (TAV I, 62 e VI, 69 <em>saltus praediaque Mettiae<\/em>), <em>Nitielium <\/em>nel Bagienno (TAV III, 35 e I, 44 <em>vico Nitelio<\/em>), <em>Vembrunium <\/em>nel Domizio (TAV III, 18), <em>Vlamu(o)nium<\/em> nel Bagienno (TAV V, 65 e VI, 57). Se ne pu\u00f2 dedurre che questi fondi, messi a cultura <em>ex novo<\/em> o acquisiti da proprietari privati in zone che non erano state toccate dalla colonizzazione romana in et\u00e0 repubblicana, hanno un\u2019origine pi\u00f9 recente di quelli che derivano il loro nome da gentilizi e che la nominazione dei fondi ha ripreso ad essere libera dopo il censimento augusteo, utilizzando spesso toponimi d\u2019area preromani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il territorio di veleia: <em>pagi<\/em> e <em>vici<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il territorio veleiate, esteso per circa 1800 Km quadrati e confinante a nord col Piacentino, a ovest col Libarnense, a sud col territorio chiamato <em>Montes<\/em> e con quello di Lucca, a est col Parmense, a nord-est, per un breve tratto, col territorio di <em>Antium<\/em>, comprendeva dodici <em>pagi<\/em>: l\u2019Ambitrebio, il Domizio, il Bagienno, l\u2019Albense, lo Iunonio, il Floreio, il Medutio, il Salutare, il Velleio, lo Statiello, il Dianio e il Valerio, oltre al Salvio (per cui cfr. Petracco 2012, p. 176 e nota 3), che era diviso fra Parma e Veleia. Due di essi, il Domizio e l\u2019Albense, erano molto pi\u00f9 grandi degli altri. Ma il testo della <em>Tabula<\/em> evidenzia anche che una piccola porzione del Floreio apparteneva al territorio di<em> Antium <\/em>(cfr. Petracco 2012, pp. 178-181), mentre il pago libarnense Moninas sconfinava nella zona di Marsaglia sulla destra del corso dell\u2019Aveto e del Trebbia, che segnavano il confine con Veleia (cfr. Petracco, Petracco sicarDi 2007, pp. 142-149). Allo stesso modo i <em>pagi<\/em> Sulco, Venerio e Lurate erano prevalentemente piacentini (per il Venerio \u00e8 dimostrato dai dati della <em>Tabula<\/em>, mentre per il Sulco e il Lurate l\u2019esiguo numero di propriet\u00e0 denunciate esclude che potessero essere prevalentemente veleiati) ma, mentre il loro confine con i <em>pagi<\/em> Domizio e Ambitrebio correva lungo lo spartiacque fra la valle del Trebbia e i bacini del Tidone e della Luretta, quello fra Piacenza e Veleia doveva essere stato fissato un poco pi\u00f9 a nord, probabilmente per comprendere dei pascoli, lasciando cos\u00ec in territorio veleiate alcune propriet\u00e0 situate in quei <em>pagi<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La presenza a Veleia all\u2019inizio del II secolo d.C. di <em>pagi<\/em> appartenenti a due diversi municipi \u00e8 stata oggetto nel tempo di un vivace dibattito fra gli studiosi: la cosiddetta \u201cquestione del dualismo limitaneo\u201d. In passato vi si \u00e8 vista la prova che il pago fosse una suddivisione del territorio precedente alla colonizzazione romana (cfr. schulteN 1894, pp. 629-634; De Pacht\u00e8re 1920, pp. 24-27), giungendo fino a vedervi un\u2019entit\u00e0 \u201cquasi eterna\u201d, alla base anche delle circoscrizioni pievane medievali (formeNtiNi 1929, pp. 62-63). Successivamente, anche sulla base dell\u2019analisi delle denominazioni pagensi (cfr. Petracco sicarDi 1970, pp. 213-215), la discussione \u00e8 stata ricondotta nell\u2019ambito del periodo della dominazione romana e recentemente vi \u00e8 stato anche chi si \u00e8 spinto, interpretando diversamente i passi della <em>Tabula<\/em>, fino a negare, nella sostanza, l\u2019esistenza del fenomeno (cfr. Santangelo 2006).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per parte nostra riteniamo invece che i quattro casi in cui la Tavola di Veleia testimonia l\u2019appartenenza di <em>pagi<\/em> a due diversi territori municipali dimostrino che i <em>pagi<\/em> esistevano gi\u00e0 prima della formazione del <em>municipium <\/em>di Veleia e che sia questa che le successive modifiche dei confini del <em>municipium <\/em>non hanno modificato i loro confini. I <em>pagi<\/em> non erano quindi delle semplici ripartizioni interne del <em>municipium<\/em>, bens\u00ec delle istituzioni autonome caratterizzate da una particolare stabilit\u00e0, che non era certamente estranea alla loro rilevanza, che troviamo codificata in Ulpiano ed \u00e8 concretamente testimoniata dalla <em>Tabula<\/em>, ai fini della identificazione delle propriet\u00e0 agrarie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel 1967 al III Convegno di Studi Veleiati Giulia Petracco Sicardi nel suo intervento, aveva espresso l\u2019opinione che i <em>vici<\/em> fossero \u00abi resti di un\u2019organizzazione amministrativa indigena accettati nell\u2019organizzazione territoriale romana del <em>municipium<\/em>\u00bb (Petracco sicarDi 1970, pp. 213-214).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Oggi consideriamo eccessiva questa impostazione e il <em>vicus <\/em>ci appare piuttosto come una nozione eminentemente geografica, senza valenza amministrativa, designante un ambito locale ristretto e ben riconoscibile, indicato nella <em>Tabula <\/em>solo occasionalmente, talvolta per sostituire la mancata indicazione degli <em>adfines<\/em>, altre volte per indicare in quale parte di un pago molto grande si trovasse una propriet\u00e0. L\u2019essere toponimi d\u2019area spiega sia il fatto che i nomi dei <em>vici<\/em> siano generalmente preromani, sia che molti si siano conservati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nella <em>Tabula <\/em>sono solo nove i <em>vici <\/em>esplicitamente indicati come tali: <em>Flania <\/em>nell\u2019Ambitrebio, corrispondente, a nostro avviso, alla valle della Dorba, dove si trovano molte altre propriet\u00e0 di Mommeio Persico; <em>Caturniacus <\/em>nel Domizio, situato nella valle del Lavaiana, il cui corso fa da confine coll\u2019Albense (cfr. Petracco, Petracco sicarDi 2006, pp. 172-173); <em>Ivanelius <\/em>e<em> Nitelius<\/em> nel Bagienno, che danno il nome anche a due fondi;<em> Blondelia, Secenia <\/em>e <em>Lubelio <\/em>nell\u2019Albense; <em>Uccia <\/em>nel Velleio, collocabile attraverso il riconoscimento di Osacca \/ <em>*silva Ucciaca<\/em> nell\u2019alta valle del Noveglia; <em>Irvaccus <\/em>nel settore veleiate del Salvio, sopra Pellegrino Parmense. Ma possono essere considerati <em>vici<\/em> anche quasi tutti i <em>saltus praediaque <\/em>dei <em>Coloni Lucenses<\/em> (e infatti fra di essi vi sono i <em>saltus praediaque Ucciae<\/em>); <em>Rubacotius <\/em>e <em>Solicelo<\/em> (che d\u00e0 il nome anche a una<em> colonia<\/em>) nel Domizio, dove si trovavano le propriet\u00e0 di Sulpicia Priscilla, e molto probabilmente, come abbiamo detto pi\u00f9 sopra, <em>Vembrunius <\/em>nel Domizio e <em>Bivelius <\/em>e <em>Ulamunius <\/em>nel Bagienno, dichiarati come fondi, ma a cui, essendo stati acquisiti da proprietari romani solo nel I secolo d.C., deve essere stato dato il nome del <em>vicus <\/em>in cui si trovavano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">I <em>vici<\/em> dell\u2019Albense si differenziano dagli altri perch\u00e8 non corrispondono ad ambiti ristretti, ma alla tripartizione di questo grande pago montano nei tre bacini fluviali in cui si estendeva: il <em>Blondelia<\/em> alla val Nure, il <em>Secenia <\/em>alla val d\u2019Aveto e il <em>Lubelio <\/em>alla val Ceno. E nell\u2019Albense tutti i fondi, di cui la maggior parte di basso valore, come abbiamo visto esaminando la dichiarazione di Marco Antonio Prisco, hanno il nome derivato da gentilizi e quindi risalgono ad una colonizzazione di epoca repubblicana. Si pu\u00f2 quindi pensare che il pago sia stato costituito riunendo tre zone distinte ma contermini in cui, probabilmente gi\u00e0 nel II secolo a.C., erano state fatte, secondo l\u2019ipotesi di De Pacht\u00e8re, delle assegnazioni di terre <em>viritim<\/em> (De Pacht\u00e8re 1920, p. 58, nota 1).&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Al contrario nei <em>pagi<\/em> Domizio e Bagienno in epoca repubblicana doveva essere ancora ben presente, e forse prevalente, la propriet\u00e0 indigena. Lo testimoniano sia la quantit\u00e0 di <em>vici<\/em>, in cui solo nel I secolo d.C. si sarebbero insediati dei fondi romani, sia la presenza nel Domizio dei villaggi di Arelia e Caudali, che ancora al tempo della <em>Tabula <\/em>conservavano dei propri territori di pascolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019evoluzione della propriet\u00e0 e dell\u2019economia agraria<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Un\u2019analisi del quadro che la <em>Tabula <\/em>ci offre dell\u2019economia agraria del Veleiate e la ricostruzione del processo evolutivo di cui \u00e8 il risultato pu\u00f2 essere solo, come accennavamo nella premessa, il compito di un\u2019opera organica. In questa sede ci limiteremo quindi a poche brevi osservazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La prima \u00e8 che l\u2019economia agraria del Veleiate al tempo della <em>Tabula<\/em> aveva il suo punto di forza soprattutto nell\u2019organizzazione dell\u2019alpeggio estivo delle greggi provenienti dalle pianure poste a nord e a sud dell\u2019Appennino. A questo erano interessati principalmente i <em>Coloni Lucenses <\/em>e molti dei pi\u00f9 ricchi proprietari veleiati (<em>Cornelia Severa<\/em>, i fratelli <em>Annii<\/em>, Coelio Vero, Vibio Severo e Afranio Aftoro). Esemplare \u00e8 soprattutto l\u2019organizzazione di Cornelia Severa, che raccoglie le pecore quasi in ogni pago piacentino, le unisce a quelle che tiene nei suoi ovili in Ambitrebio e le porta ad alpeggiare nel <em>saltus Blaesiola<\/em>, costituito di due parti, sulla destra e sulla sinistra dell\u2019Aveto, in modo da poter alternare il pascolo, dando il tempo all\u2019erba di ricrescere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La seconda che vi sono altri grandi proprietari, Mommeio Persico, Maelio Severo, Volumnio Epafrodito, che preferiscono investire delle ricchezze di cui potevano disporre nella creazione di latifondi agricoli, operando con progressivi acquisti mirati. Di questi Mommeio Persico e Maelio Severo (cos\u00ec come i fratelli <em>Annii<\/em>) appartengono a famiglie che non sono originarie del Veleiate. In particolare sappiamo che i <em>Maelii<\/em> si erano arricchiti lavorando per pi\u00f9 generazioni nella fabbricazione di tegole (cfr. Petracco, Petracco sicarDi 2006, pp. 175-176).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La terza che in tutto il secolo precedente, che le risultanze archeologiche descrivono come il \u201csecolo d\u2019oro\u201d di Veleia, la grande e medio-grande propriet\u00e0 aveva continuato ad espandersi, sia a spese delle comunit\u00e0 indigene e della piccola propriet\u00e0, sia mettendo a coltura le <em>silvae<\/em> e i terreni alluvionali, sia acquistando la propriet\u00e0 o la compropriet\u00e0 di <em>saltus <\/em>e aumentandone lo sfruttamento pastorale. Questa classe di proprietari era solita ricoprire cariche pubbliche sia a Veleia che a Piacenza e abitare le ville del pedecolle, mantenendo generalmente, anche chi proveniva da fuori, un rapporto diretto col territorio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Complessivamente non ci sembra che si possa parlare per Veleia al tempo della <em>Tabula <\/em>di un\u2019economia \u201cin crisi\u201d, anche se l\u2019eccessiva concentrazione della ricchezza poteva essere foriera di rischi per il futuro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Corrispondenze toponomastiche attendibili<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>N.B. \u2013 <\/strong>Raccogliamo in questo elenco le 72 corrispondenze che riteniamo sicure o molto probabili. Le corrispondenze contrassegnate con # sono ben conosciute in letteratura e, per quanto ci risulta, non contestate. Le corrispondenze contrassegnate con \u00b0, sono accompagnate da un rimando a nostri lavori precedenti. A ciascuna delle 14 corrispondenze contrassegnate con *, inedite o poco conosciute, facciamo seguire un breve commento nelle \u201cNote toponomastiche\u201d. Deve intendersi che le ipotesi di corrispondenza non comprese in questo elenco, di cui alcune da noi stessi proposte in passato, sono oggi da noi considerate da escludere o troppo incerte.<\/span><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"48\">\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Ancarano (Rivergaro) \u2013 <em>fundus Ancharianus<\/em> (TAV IV, 42)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Areglia (Bobbio) \u2013 indirettamente &gt; <em>appenninus Areliascus<\/em> (TAV V, 21) (Petracco 1965, pp.4-16; Petracco, Petracco Sicardi 2007, pp. 141-142)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Azzano (Travo) \u2013 <em>fundus Attianus <\/em>(TAV II, 39)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Bedonia (Bedonia) \u2013 <em>saltus Bitunia<\/em> (TAV III, 32, 75); <em>saltus praediaque Bituniae<\/em> (TAV VI, 60)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Berceto (Berceto) \u2013 <em>saltus praediaque Berusetis<\/em> (TAV VI, 66)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Bobbiano (Travo) \u2013 <em>fundus Vibianus Baebianus <\/em>(TAV II, 50)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Bore e Borassa (canale della -) (Bore) \u2013 <em>saltus praediaque Boratiolae<\/em> (TAV VI, 67) (Petracco, Petracco sicarDi 2005, pp. 290 e 293)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Caiano (Vigolzone) \u2013<em> fundus s. saltus Catucianus<\/em> (TAV III, 6); <em>fundi s. saltus Catusaniani <\/em>(TAV I, 28)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Careno (Pellegrino Parmense) \u2013 <em>fundus Carigenus<\/em> (TAV III, 97)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Carozzo (a. 754 <em>vico Carocia<\/em>; oggi Montebello) (Varsi) \u2013 <em>saltus Carucla <\/em>(TAV VII, 57) (Petracco&nbsp;<\/span>2013, pp. 344-345)<\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Cassano (Ponte dell\u2019Olio) \u2013 <em>fundus Cassianus <\/em>(TAV IV, 71, 75)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Caudeca (a. 1212) (Borgo Val di Taro) \u2013 <em>fundus Caudiacae<\/em> (TAV VI, 25) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2010, pp. 143-145)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Caverzago (Travo) \u2013 <em>fundus Cabardiacus <\/em>(TAV II, 48); <em>Cabardiacus vetus<\/em> (TAV II, 65-66)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Chiulano (Vigolzone) \u2013 <em>saltus praediaque Coeliana<\/em> (TAV VI, 66-67) (Petracco, Petracco Sicardi&nbsp;2005, pp. 294-296)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Coli (Coli) \u2013 indirettamente &gt; <em>appenninus Caudalascus<\/em> (TAV V, 21) (Petracco sicarDi 1965, pp.&nbsp;<\/span>4-16; Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2007, pp. 141-142)<\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Coni (Travo) \u2013 <em>fundus Aconianus<\/em> (TAV IV, 42-43)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Corneliano (S. Giorgio Piacentino) \u2013 <em>fundus Cornelianus<\/em> (TAV I, 33); <em>colonia Corneliana<\/em> (TAV I, 35)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Deb\u00e9 (Travo) \u2013 <em>fundus Metilianus<\/em>\u2026<em>cum debelis<\/em> (TAV IV, 39) (Petracco, Petracco sicarDi 2010, &nbsp;&nbsp;&nbsp; 148-150)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Dinavolo (Travo) \u2013 <em>saltus praediaque Dinium<\/em> (TAV VI, 68)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Erbia (Bettola) \u2013 <em>saltus Helvonus<\/em> (TAV I, 93-94)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Fabbiano (a. 890 Fabiano) (Rivergaro) \u2013 <em>fundus Fabianus <\/em>(TAV IV, 49)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Geminiano (di Costa Geminiana) (Bardi) \u2013 <em>fundi Geminiani<\/em> (TAV II, 31) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2010, pp. 145-148)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Gragnano (Pellegrino Parmense) \u2013 <em>fundus Granianus<\/em> (TAV VI, 13)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Gragnano e Pennino (monte -) (Bettola) \u2013 <em>fundi Graniani Afraniani cum appennino Laevia<\/em> (TAV&nbsp;IV, 5)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Ingegna (torrente) (Compiano) \u2013 <em>fundus Undigenis <\/em>(TAV III, 66) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2005, pp. 289 e 296-297)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Iustiano (Vigolzone) (XIII sec. Ustiliano) \u2013 <em>fundus Hostilianus<\/em> (TAV I, 11)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Labadini (i -) (Varano d\u00e9 Melegari) \u2013 <em>fundi Lubautini <\/em>(TAV II, 19)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Lecca (Bardi) (a. 920 fluvio Leocola) \u2013 <em>saltus Leucu(o)melius <\/em>(TAV III, 73; VII, 38) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi&nbsp;2006, pp. 170-171 e 179)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Levei (Morfasso) \u2013 <em>saltus praediaque Laevelis <\/em>(TAV VI, 66) (Petracco, Petracco Sicardi 2005, p. 294)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Liveglia (Bedonia) \u2013 <em>vicus Lubelius<\/em> (TAV VI, 50) (Petracco, Petracco Sicardi 2006, pp. 170-171 e 179)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Lugherzano (Bettola) \u2013 <em>fundi Locresiani <\/em>(TAV VI, 7-8)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Luretta (torrente) (Piozzano) \u2013 <em>pagus Luras<\/em> (TAV II, 85; V, 50-52)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Madellano (Travo) \u2013 <em>fundus Metellianus<\/em> (TAV II, 41) (Petracco sicarDi 1966, p. 12)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Mansano (Vigolzone) \u2013 <em>fundus Mancianus<\/em> (TAV III, 4)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Marano (Travo) (IX sec. Mariano) \u2013 <em>fundus Marianus<\/em> (TAV IV, 42)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Mariano (Pellegrino Parmense) \u2013 <em>fundus Marianus <\/em>(TAV II, 21)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Metteglia (Corte Brugnatella) \u2013 <em>fundi Muttienani <\/em>(TAV IV, 93-94) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2007, pp. 143-144 e 152-153)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Metti (Bore) \u2013 <em>fundi Mettunia<\/em> (TAV I, 2); <em>saltus praediaque Mettiae<\/em> (TAV VI, 69) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi&nbsp;2005, pp. 290 e 293)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Mignano (Vernasca) \u2013 <em>fundus Aminianus<\/em> (TAV VI, 30)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Missano (Travo) \u2013 <em>fundus Messianus <\/em>(TAV II, 54; VII, 51)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Missano (Bettola) \u2013 <em>fundus Messianus <\/em>(TAV I, 23; I, 47)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Moscolano (rio) (Rivergaro) \u2013 <em>fundus Moschianus<\/em> (TAV V, 67)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0M\u00f9 (monte) (Bore) \u2013 <em>fundus Amudis<\/em> (TAV III, 37) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2005, p. 293)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Mulazzana (Carpaneto Piac.) \u2013 indirettamente &gt; <em>colonia Munatiana Artefigia<\/em> (TAV I, 34)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Nicelli (Farini d\u2019Olmo) \u2013 <em>vicus Nitelius<\/em> (TAV I, 44); <em>fundus Nitielius<\/em> (TAV III, 35)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Osacca (Bardi) \u2013 <em>vicus Ucciae<\/em> (TAV VI, 20); <em>saltus praediaque Ucciae<\/em> (TAV VI, 65)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Revigozzo (Bettola) \u2013 <em>saltus sive fundi Rubacotius <\/em>(TAV II, 6); <em>saltus Rubacaustos<\/em> (TAV II, 9) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2006, pp. 173-174 e 180)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Ronzone (Lugagnano val d\u2019Arda) (IX sec. Runcioni) \u2013 <em>fundus Arruntianus<\/em> (TAV III, 98-100) (Petracco, Petracco sicarDi 2010, pp. 141-142; Petracco 2012, p. 178)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Rossano (Rivergaro) (a. 1178 Rosano) \u2013 <em>fundus Rosianus<\/em> (TAV IV, 42)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Scarniago (*ex Caturniaco) (Piozzano) \u2013 indirettamente &gt; <em>fundus Caturniacus<\/em> (TAV V, 52) (Petracco&nbsp;Sicardi 1966, pp. 11-16; Petracco Petracco&nbsp;Sicardi 2006, p. 173, nr. 9)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Scrivellano (Travo) (XIII sec. Screvelano) \u2013 <em>fundus Scrofulanus<\/em> (TAV V, 89)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Sesegna (a. 1161 Sexegna, oggi Pievetta) (S. Stefano d\u2019Aveto) \u2013 <em>vicus Seceniae<\/em> (TAV I, 7-72; IV,23-32) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2007, pp. 149-150)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Sessano (Pellegrino Parmense) \u2013 <em>fundi Caesiani <\/em>(TAV III, 96)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Signano (Travo) \u2013 <em>fundus Aeschinianus<\/em> (TAV V, 39)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Spanna (Bobbio) \u2013 <em>fundus Spennella<\/em> (TAV III, 58)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Stazzano (Travo) \u2013 <em>fundus Statianus<\/em> (TAV II, 44)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Tabiano (Lugagnano val d\u2019Arda) \u2013 <em>fundus Octavianus<\/em> (TAV VII, 19)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Tasto (il -)\/Testanello (Valmozzola) \u2013 <em>soci Taxtanulates<\/em>; <em>fundus Taxtanulae<\/em> (TAV V, 1-6) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2005, p. 289, nota 9)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Torrano (Ponte dell\u2019Olio) \u2013 <em>fundi Tauriani duo<\/em> (TAV VI, 85) (Petracco&nbsp;Sicardi 1982, p. 293)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Tosca (Varsi) \u2013 <em>fundus Tuscluatus<\/em> (TAV I, 60)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Trapogna (Borgo Val di Taro) \u2013 <em>saltus praediaque Tarboniae<\/em> (TAV VI, 71)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Vacchignano (Travo) \u2013 <em>fundus Vicanianus<\/em> (TAV IV, 18)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Variano (Morfasso) \u2013 <em>fundus Varianus<\/em> (TAV IV, 49) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi 2006, p. 176)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Varsi (Varsi) \u2013 <em>saltus praediaque Varisto<\/em> (TAV VI, 67) (Petracco 2013, p. 358)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Vei (Travo) \u2013 <em>fundus Vellius<\/em> (TAV II, 49) (Petracco&nbsp;Sicardi 1966, p. 14)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Velio (a. 943 <em>plebs de<\/em> -, oggi Serravalle) e Vianino (Varano d\u00e9 Melegari) \u2013 <em>saltus praediaque Velianium (TAV VI, 71) e saltus Velius (TAV VII, 67)<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Verano (Farini d\u2019Olmo) (a. 1033<em> in loco et fundo Veriano<\/em>) \u2013 <em>fundus Virianus <\/em>(TAV V, 18-19)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Verano (Podenzano) (a. 830 Viriano) \u2013 <em>fundus Virianus<\/em> (TAV V, 46)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Vergnano (pian di -) e Parcellara (pietra -) (Bobbio) \u2013<em> fundus Vorminianus Precele<\/em> (TAV V, 20-21)&nbsp;(Petracco&nbsp;Sicardi 1965, pp. 4-16)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">*Verogna (Bettola) \u2013 <em>fundus Vembrunius <\/em>(TAV III, 18)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00b0Videzzate (Farini d\u2019Olmo) \u2013 <em>fundus sive saltus Betutianus<\/em> (TAV II, 92) (Petracco, Petracco&nbsp;Sicardi&nbsp;2006, pp. 172-173 e 179)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">#Viserano (Travo) \u2013 <em>fundus Vicirianus<\/em> (TAV V, 8)<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Note toponomastiche<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Caiano <\/strong>(Vigolzone)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Caiano, localit\u00e0 posta sulla sinistra del Nure, a nord di Carmiano, corrisponde alla propriet\u00e0, ubicata nel pago Iunonio, denominata <em>fundi sive saltus Nariani Catusaniani<\/em> (TAV I, 28) o <em>fundus sive saltus Narianus Catucianus<\/em> (TAV III, 6). Da <em>Catucianus <\/em>con la caduta della <em>t <\/em>intervocalica si pu\u00f2 arrivare a un <em>*Caciano<\/em>, ridottosi poi a Caiano. La derivazione linguistica non \u00e8 immediata, ma la divisione della propriet\u00e0 fra Virio Nepote (per \u00be) e Dellio Proculo (per \u00bc), che risultano anche confinanti e sono i proprietari rispettivamente del <em>fundus Hostilianus <\/em>e del<em> fundus Mancianus<\/em>, riconosciuti con sicurezza in Iustiano e Mansano, e le caratteristiche della zona, molto adatta a essere definita <em>fundus sive saltus<\/em>, rendono sicura questa corrispondenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Coni <\/strong>(Travo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Coni, frazione di Travo situata sopra la riva destra del Trebbia a sud-ovest di Rallio, continua probabilmente il nome del <em>fundus Aconianus <\/em>(TAV IV, 42-43), facente parte di un complesso di propriet\u00e0 di Caio Volumnio Epafrodito, poste in parte nel pago piacentino Vercellense, in parte nel pago Veleiate Ambitrebio<strong>. <\/strong>A Coni siamo certamente in Ambitrebio. La derivazione presuppone un <em>*Aconis<\/em>, prediale nella forma senza suffisso dal gentilizio <em>Aconius<\/em>, posto all\u2019ablativo plurale con funzione locativa. Si arriva a Coni con la caduta della <em>a <\/em>iniziale atona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Dinavolo<\/strong> (Travo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Dinavolo, \u00e8 un toponimo d\u2019area che designa sia una piccola frazione di Travo che la zona di spartiacque fra il Trebbia e il Nure, dove doveva correre anche il confine fra i <em>pagi<\/em> Ambitrebio e Iunonio. Probabilmente continua il nome dei <em>saltus praediaque Dinium <\/em>dei<em> Coloni Lucenses <\/em>(TAV VI, 68). Nella zona infatti, al contrario di quella di Pradegna (<em>Petra de Dinia<\/em>), i <em>Coloni Lucenses<\/em> erano certamente presenti. Dinavolo deriva anch\u2019esso da <em>Dinia<\/em> (cfr. Petracco sicarDi, caPriNi 1981), con l\u2019aggiunta del suffisso latino <em>-bulo<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Erbia <\/strong>(Bettola)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Erbia, oggi denominazione del castello, gi\u00e0 dei Nicelli, che sbarrava l\u2019accesso all\u2019alta valle del Perino, era, almeno fino al XVI secolo, un toponimo d\u2019area (<em>Herbia<\/em>). Corrisponde al <em>saltus Helvonus <\/em>(TAV I, 9394) di Publio Afranio Aftoro, un grande pascolo del valore di 275.000 sesterzi, tutto all\u2019interno del pago Domizio e comprendente probabilmente sia la zona di Pradovera (<em>*prata ovaria<\/em>) che le pendici occidentali del monte Osero. <em>Erbia \/ Herbia <\/em>continua, con la rotacizzazione e il betacismo, un <em>*loca Helvia<\/em>, prediale nella forma senza suffisso dal gentilizio <em>Helvius<\/em>, attestato anche nelle varianti <em>Helvacius, Helvidius, Herbacius, Hervinius, Erbonius\/Herbonius <\/em>(cfr. schulze 1966, pp. 357-358).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Fabbiano <\/strong>(Rivergaro)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Fabbiano, attestato come <em>Fabiano <\/em>in un documento dell\u2019890, \u00e8 situato a monte di Rivergaro sulla sponda destra del Trebbia. Corrisponde quasi certamente, come gi\u00e0 ipotizzato da Dall\u2019Aglio, al <em>fundus Fabianus <\/em>(TAV IV, 49-50), situato nel pago Vercellense di Piacenza e di propriet\u00e0 di Volumnio Epafrodito, che aveva quasi tutte le sue propriet\u00e0 sulla destra del Trebbia, fra Ambitrebio e Vercellense. Il <em>fundus Fabianus<\/em>, e quindi Fabbiano, doveva trovarsi poco a nord del confine fra Ambitrebio e Vercellense (e fra Veleia e Piacenza), perch\u00e9 ha come confinante Licinia Tertullina, che ritroviamo, sempre nel Vercellense, confinante di Valio Vero nel <em>fundus Vitulianus <\/em>insieme ai <em>pagani pagi Ambitrebi<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Labadini <\/strong>(Varano de\u2019 Melegari)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Non vi possono essere dubbi sulla derivazione del nome di questa localit\u00e0 scomparsa, situata presso Pianelli di Vianino e la cui individuazione \u00e8 merito delle ricerche archivistiche di Marisa Castelli Zanzucchi, da quello del <em>fundus Lubautini <\/em>(forse originariamente <em>agri Lubautini<\/em>) <em>Obsidianus Arrianus <\/em>(TAV II, 19), situato nel pago Valerio di Veleia, di propriet\u00e0 di Lucio Sulpicio Vero. Dalla localit\u00e0 deve aver preso il nome la famiglia dei Labadini, che nel XVI secolo risultavano essere ricchi possidenti, non residenti, nel vicino territorio di Varsi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mulazzana <\/strong>(Carpaneto Piacentino)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Mulazzana, situata sulla sinistra del Riglio quattro chilometri a valle di Corneliano, pu\u00f2 derivare per dissimilazione di <em>n <\/em>in <em>l<\/em> da <em>Munatiana <\/em>(come Molassana, presso Genova), ma non pu\u00f2 corrispondere alla <em>colonia Munatiana artefigia <\/em>(TAV I, 34), perch\u00e9 situata in piena pianura in territorio ormai sicuramente piacentino. Tuttavia, scendendo ancora lungo il corso del Riglio, a tre e a sei chilometri a valle di Mulazzana troviamo due identici toponimi \u201cMurazzana\u201d, che possono avere la stessa derivazione. Ne risulterebbe un allineamento lungo il corso del Riglio di tre \u201ccolonie Munaziane\u2019\u201d che potrebbe proseguire verso monte con una quarta, quella denunciata nella <em>Tabula<\/em>, situata tre chilometri a monte di Mulazzana, forse nella localit\u00e0 oggi denominata \u201cil Casalino\u201d, a poche centinaia di metri dalla chiesa di Corneliano. La ragione della fondazione di queste \u201ccolonie Munaziane\u201d si pu\u00f2 forse cercare nell\u2019aggettivo <em>artefigia<\/em>, che per\u00f2 non troviamo in nessuno dei testi latini a noi pervenuti. Se <em>artefigia <\/em>potesse derivare col suffisso <em>*-yo-<\/em> da un tema composto <em>*arte-fig-<\/em>, il cui secondo elemento sarebbe comune a <em>fingo <\/em>\u201cmodellare con l\u2019argilla\u201d, <em>figulus <\/em>\u201cvasaio\u201d e <em>figlinae,<\/em> allora potrebbe trattarsi di luoghi in cui si cavava l\u2019argilla, utilizzandola poi per la produzione di vasellame (Petracco sicarDi 1982, p. 300 e nota 25).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Osacca <\/strong>(Bardi)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00e8 molto probabile che la localit\u00e0 di Osacca, nell\u2019alta val Noveglia, continui il nome del <em>vicus Ucciae<\/em> (TAV VI, 20) e dei<em> saltus praediaque Ucciae <\/em>(TAV VI, 65) dei<em> Coloni Lucenses<\/em>. Osacca, in dialetto <em>U<\/em><em>\u015f\u00e1ca<\/em>, pu\u00f2 infatti derivare, da una <em>*silva Ucci\u00e1ca<\/em>, formata dal raro gentilizio <em>Uccius<\/em>, attestato in area celto-iberica e celto-ligure, + il suffisso celtico <em>-aco<\/em>. Il nome del <em>vicus <\/em>e dei <em>saltus praediaque <\/em>dei Coloni Lucenses riflettono una forma appena diversa, cio\u00e8 <em>*silvae Ucciae<\/em>, mentre <em>*Ucci\u00e1ca <\/em>doveva essere la forma prevalente nella lingua parlata. Il <em>vicus<\/em> comprendeva verosimilmente tutta l\u2019alta valle del Noveglia. Da <em>*Ucci\u00e1ca <\/em>si arriva ad <em>U<\/em><em>\u015f\u00e1ca <\/em>con la sonorizzazione della <em>c <\/em>e la caduta della <em>i<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Scrivellano<\/strong> (Travo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Scrivellano, situato a est di Pigazzano, corrisponde probabilmente al <em>fundus Scrofulanus <\/em>(TAV V, 89) di Cornelia Severa, appartenente al pago Minervio del territorio di Piacenza. L\u2019ipotesi, gi\u00e0 avanzata dall\u2019Olivieri su basi eslusivamente linguistiche, \u00e8 senz\u2019altro valida. Per arrivare da <em>Scrofulanum <\/em>a Scrivellano la <em>f <\/em>si sonorizza passando a <em>v <\/em>e il suffisso <em>-ulo <\/em>viene sostituito da <em>-ello<\/em>. Topograficamente Scrivellano pu\u00f2 essere gi\u00e0 oltre il confine dell\u2019Ambitrebio e anche la rarit\u00e0 del gentilizio parla a favore della corrispondenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Signano<\/strong> (Travo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La localit\u00e0 di Signano, posta di fronte a Travo sulla destra del Trebbia, corrisponde quasi certamente al <em>fundus Aeschinianus <\/em>(TAV V, 39), appartenente al pago Ambitrebio, di propriet\u00e0 per il 50% di Caio Vibio Severo. Da <em>Aeschinianus <\/em>si pu\u00f2 arrivare a Signano con la scomparsa della vocale atona iniziale e la successiva riduzione di <em>schi- <\/em>a <em>si-<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tabiano <\/strong>(Lugagnano Val d\u2019Arda)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La localit\u00e0 di Tabiano, situata sulla destra del Chero lungo la via che risale la valle, in una zona che apparteneva quasi certamente al pago piacentino Herclanio, corrisponde molto probabilmente al <em>fundus<\/em> <em>Octavianus <\/em>(TAV VII, 19) di Lucio Virio Fusco. <em>Tabiano <\/em>\u00e8 infatti in Emilia l\u2019esito normale, testimoniato da molti toponimi, di <em>Octaviano<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Vacchignano<\/strong> (Travo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Vacchignano, localit\u00e0 situata a sud-est di Viserano, pu\u00f2 corrispondere al <em>fundus Virianus Vicanianus<\/em> <em>Mammuleianus<\/em> (TAV IV, 18), posseduto per met\u00e0 da Publio Antonio Sabino e appartenente al pago Domizio. L\u2019evoluzione da<em> Vicanianus <\/em>a Vacchignano \u00e8 infatti possibile, poich\u00e9 le vocali atone vengono pronunciate indistinte e spesso mutano. L\u2019analisi degli <em>adfines <\/em>\u00e8 molto favorevole a questa ipotesi di corrispondenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Verano <\/strong>(Podenzano)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Verano (<em>Viriano<\/em> nell\u2019830, <em>Veriano <\/em>nell\u2019874) ha molte probabilit\u00e0 di corrispondere al <em>fundus Virianus <\/em>(TAV V, 46) di Caio Vibio Severo, situato nel pago Valerio del territorio piacentino. Il fondo ha infatti come confinante Licinia Tertullina, che ritroviamo solo nel Vercellense e nel Cereale. \u00e8 perci\u00f2 probabile che le sue propriet\u00e0 fossero tutte nel territorio di Piacenza, fra Trebbia e Nure, e che il pago Valerio si trovasse in piena pianura a nord di questi due <em>pagi<\/em>, comprendendo la zona dove sorge Verano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Verogna <\/strong>(Bettola)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Verogna, piccola frazione di Bettola situata nella media val Perino, continua il nome del <em>fundus Vembrunius Paternus<\/em>, situato nel pago Domizio, di propriet\u00e0 di Caio Coelio Vero (TAV III, 18). <em>Vembrunius <\/em>\u00e8 un prediale derivato col suffisso <em>-io <\/em>da una base, forse originariamente antroponimica, <em>*uembruno<\/em>, che presenta il suffisso <em>-uno <\/em>(come in <em>Bitunia <\/em>e<em> Mettunia<\/em>) e un infisso nasale. La base <em>uebr- <\/em>\u00e8 forse celtica, ma documentata anche in area ligure (Petracco sicarDi, caPriNi 1981, pp. 79-80). Un gentilizio <em>*Vembrunius<\/em>, se fosse esistito, avrebbe qui la sua unica attestazione. Perci\u00f2 appare pi\u00f9 probabile che si tratti di un fondo di colonizzazione recente (post-augustea) che ha preso il nome da quello del <em>vicus <\/em>in cui era situato, come nei casi sicuri del <em>fundus Nitelius<\/em>, anch\u2019esso di propriet\u00e0 di Coelio Vero (TAV III, 35) e del <em>fundus Ivanelius <\/em>di Tito Naevio Vero (TAV I, 49). Da un <em>*Vembrunia <\/em>(probabilmente accordato con un neutro plurale, <em>loca <\/em>o <em>praedia<\/em>) si arriva, attraverso l\u2019assimilazione della <em>b <\/em>e la successiva riduzione del nesso <em>mr <\/em>a <em>r<\/em>, all\u2019attuale toponimo <em>Verogna<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Bibliografia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Criniti 2003 = N. Criniti, <em>Ager Veleias. Tradizione, societ\u00e0 e territorio sull\u2019Appennino Piacentino<\/em>, Parma 2003.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">De Pacht\u00e8re 1920 = F.G. De Pacht\u00e8re, <em>La Table hypotecaire de Veleia. Etude sur la propriet\u00e9 fonci\u00e8re dans l\u2019Apennin de Plaisance<\/em> (Biblioth\u00e8que de l\u2019Ecole des Hautes Etudes), Paris 1920.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Di cocco, Viaggi 2003 = I. Di Cocco, D. Viaggi, <em>Dalla scacchiera alla macchia. Il paesaggio agrario veleiate tra centuriazione ed incolto<\/em>, Bologna 2003.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Formentini 1929 = U. Formentini, <em>Per la storia preromana del pago (pagus-tularu?), in <\/em>\u00abStEtr\u00bb 3, 1929, pp. 51-66. &nbsp;Formentini 1930 = U. Formentini, <em>\u201cForma Reipublicae Veleiatium\u201d<\/em>, in \u00abBollettino Storico Piacentino\u00bb XXV, 1930, pp. 3-20.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco 2012 = G. Petracco, <em>La storia pi\u00f9 antica di Castell\u2019Arquato da \u201cAntium\u201d ai \u201cFines Castellana\u201d<\/em>, in \u00abArchivio Storico per le Provincie Parmensi\u00bb (ASPP) LXIII, 2012, pp. 175-181.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco 2013 = G. Petracco, <em>Per una \u201ctoponomastica storica\u201d di Varsi<\/em>, in a. Ghiretti e P. taNzi (a c.), <em>Varsi dalla Preistoria all\u2019Et\u00e0 Moderna<\/em>, Parma 2013, pp. 340-363.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco, Petracco Sicardi 2005 = G. Petracco, G. Petracco Sicardi, <em>La dichiarazione dei \u201cColoni Lucenses\u201d nella tavola di Veleia, <\/em>in \u00abASPP\u00bb LVI, 2005, pp. 283-297.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco, Petracco Sicardi 2006 = G. Petracco, G. Petracco Sicardi, <em>Pago Velleio: pago di Veleia o pago dei Veleiati?<\/em>, in \u00abASPP\u00bb LVII, 2006, pp. 169-183.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco, Petracco Sicardi 2007 = G. Petracco, G. Petracco Sicardi, <em>Confini romani e altomedievali nelle alte valli del Trebbia e dell\u2019Aveto<\/em>, in \u00abASPP\u00bb LVIII, 2007, pp. 137-153.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco, Petracco Sicardi 2008 = G. Petracco, G. Petracco Sicardi, <em>Toponimi di confine nelle valli del Taro e del Ceno<\/em>, in \u00abASPP\u00bb LIX, 2008, pp. 137-144. <em>&nbsp;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco, Petracco Sicardi 2010 = G. Petracco, G. Petracco Sicardi, <em>Nuove ricerche toponomastiche nella montagna veleiate<\/em>, in \u00abASPP\u00bb LXI, 2010, pp. 139-151.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco Sicardi 1965 = G. Petracco Sicardi, <em>Toponimi Veleiati I: Appenninus Areliascus et Caudalascus,<\/em> in \u00abBollettino Ligustico\u00ab XVI, 1965, pp. 3-16.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco Sicardi 1966 = G. Petracco Sicardi, <em>Toponimi Veleiati III: Fundus e Vicus Caturniacus<\/em>, in \u00abBollettino Ligustico\u00bb XVII, 1966, pp. 11-16.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco Sicardi 1970 = G. Petracco Sicardi, <em>Problemi di topografia veleiate<\/em>, in <em>Atti del III Convegno di Studi Veleiati <\/em>(Piacenza-Veleia-Parma, 31 maggio-1 giugno 1967), Milano 1970, pp. 207-218.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco Sicardi 1982 = G. Petracco Sicardi, <em>Saltus, praedium e colonia nella Tavola Veleiate<\/em>, in <em>Studi in onore di Aldo Biscardi<\/em>, Milano 1982, pp. 289-302.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Petracco Sicardi, Caprini 1981 = G. Petracco Sicardi, R. Caprini, <em>Toponomastica storica della Liguria<\/em>, Genova 1981.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Santangelo 2006 = F. Santangelo, <em>Confini di citt\u00e0 e confini di pagi nell\u2019Italia romana. Il problema del \u2018dualismo limitaneo\u2019<\/em>, in l. Capogrossi Colognesi, E. Gabba (a c.),<em> Gli Statuti Municipali<\/em>, Pavia 2006, pp. 615-626. schulteN 1894 = A. schulteN, <em>Die Landgemeinden in r\u00f6mischen Reich<\/em>, in \u00abPhilologus\u00bb 53, 1894, pp. 629-634. Schulze 1966 = W. Schulze, <em>Zur Geschichte Lateinischer Eigennamen<\/em>, Berlin-Zurich-Dublin 1966.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Soricelli 2002 = G. Soricelli, <em>I proprietari fondiari e gli alimenta traianei: una partecipazione forzata?<\/em>, in \u00abZPE\u00bb, 2002, pp. 211-226.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Veyne&nbsp;1957 e 1958 = P. Veyne, <em>La Table des Ligures Baebiani et l\u2019institution alimentaire de Trajan<\/em>, in \u00abMEFRA\u00bb 69, 1957, pp. 81-135, e \u00abMEFRA\u00bb 70, 1958, pp. 177-241.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Struttura delle dichiarazioni ed evoluzione del territorio e della propriet\u00e0 fondiaria nella Tavola di Veleia di Giorgio Petracco, Giulia Petracco Sicardi Premessa Negli ultimi anni abbiamo ripreso insieme e approfondito, in sei contributi pubblicati nell\u2019Archivio Storico delle Province Parmensi fra il 2005 e il 2012, il lavoro sulla Tavola di Veleia iniziato da Giulia Petracco<a href=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=293\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\"><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/293"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=293"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/293\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1864,"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/293\/revisions\/1864"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}