{"id":2313,"date":"2020-03-27T18:56:06","date_gmt":"2020-03-27T17:56:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=2313"},"modified":"2020-03-27T18:58:44","modified_gmt":"2020-03-27T17:58:44","slug":"iscrizioni-etrusche-leggerle-e-capirle-1","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=2313","title":{"rendered":"ISCRIZIONI ETRUSCHE: LEGGERLE E CAPIRLE 1"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">Iscrizioni etrusche: leggerle e capirle 1<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">Enrico Benelli, Ancona, SACI edizioni, 2007.<br \/>\n&#8230;<br \/>\n1.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">La necropoli della Banditaccia, che si estendeva su un pianoro <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">parallelo a quello dove sorgeva l\u2019antica citt\u00e0 di Caere, a nord dell\u2019area urbana, era una delle due principali aree sepolcrali ceriti; <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">l\u2019altra, quella di Monte Abatone, si trovava in posizione simmetrica sul pianoro a sud della citt\u00e0. Grazie alle campagne di scavo condotte a pi\u00f9 riprese e soprattutto all\u2019intensa opera di restauro finalizzata all\u2019apertura al pubblico, questa necropoli \u00e8 oggi l\u2019unica <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">almeno in parte visitabile, che permette tra l\u2019altro di cogliere <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">anche l\u2019organizzazione planimetrica dei grandi monumenti funerari, con tutti i mutamenti che vi si sono verificati nel corso dei <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">secoli. Dal punto di vista archeologico \u00e8 certamente anche la <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">necropoli indagata pi\u00f9 in profondit\u00e0, in particolare nel settore <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">destinato ad essere aperto al pubblico, denominato \u201cZona del <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">Recinto\u201d, proprio per la costruzione della recinzione a protezione <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">dell\u2019insieme monumentale. Uno dei fenomeni che segnano in <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">modo pi\u00f9 evidente la storia di questa necropoli \u00e8 l\u2019introduzione, <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">nel corso del VI secolo a.C., delle tombe dette \u201ca dado\u201d, alle quali <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">si \u00e8 gi\u00e0 accennato nel paragrafo introduttivo: in un primo momento isolate o a piccoli blocchi, queste strutture \u2013 che grazie alla loro <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">forma quadrangolare possono essere giustapposte fra loro, a differenza dei pi\u00f9 antichi tumuli circolari \u2013 vengono ben presto organizzate lungo vie rettilinee. Fra le tombe a dado della \u201cZona del <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">Recinto\u201d si segnala un blocco di due strutture gemelle (335 e 336) <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">inserite in un unico dado, entrambe tricamerali, con atrio trasversale e due camere sul fondo: si tratta del tipo planimetrico pi\u00f9 <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">antico tra quelli utilizzati in connessione con i dadi, erede del tipo <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">con atrio trasversale e tre camere sul fondo della tarda et\u00e0 orientalizzante, che ricalca la planimetria tipica della casa etrusca dell\u2019epoca. Del corredo di queste due tombe non fu rinvenuto praticamente nulla; i materiali di cronologia molto varia fanno pensare <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">a un saccheggio gi\u00e0 in epoca abbastanza antica. La loro costruzione \u00e8 attribuita su base tipologica alla seconda met\u00e0 del VI o al massimo all\u2019inizio del V secolo a.C.; le deposizioni dovrebbero essersi <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">succedute per qualche generazione. Nella tomba 336 (quella di <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">sinistra) fu rinvenuta, ancora nella sua posizione originaria, incastrata fra i blocchi che chiudevano l\u2019accesso, una defixio iscritta in <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">latino che i personaggi che vi sono nominati indurrebbero a datare alla seconda met\u00e0 del II secolo a.C.; questo dovrebbe indicare <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">che la tomba, in quel momento, doveva essere stata definitivamente sigillata. La tomba 335 si segnala per l\u2019insolita presenza di due <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">iscrizioni incise sulle pareti interne; un frammento di vaso iscritto <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">(ET Cr 2.111) fu rinvenuto anche nella terra di riempimento, ma la <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">pertinenza al corredo \u00e8 ovviamente incerta, viste le condizioni <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">della struttura. Fra i rari confronti per la presenza di iscrizioni <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">all\u2019interno di camere, tutti cronologicamente posteriori, (a parte <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">l\u2019eccezionale Tomba delle Iscrizioni) possono citarsi CIE 6180 = ET <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">Cr 1.145, la tomba 4 di Via delle Serpi (CIE 6183-6185 = ET Cr <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">1.146-148), la tomba dei Sucu (CIE 6206-6211 = ET Cr 1.152-155 e <\/span><span style=\"font-family: Verdana; color: #000000;\">0.29-30) e la celebre tomba dei Clavtie (cfr. scheda 5).<br \/>\n&#8230;<br \/>\n3. CIE 6064 = ET Cr 1.100<br \/>\nCippo di peperino a forma di casetta rinvenuto all\u2019interno della tomba 164, una delle tredici tombe a singola camera pressoch\u00e9 identiche fra loro allineate a sinistra della via principale che taglia la necropoli della Banditaccia. Il cippo \u00e8 tuttora conservato all\u2019interno della camera. Queste tombe, come altri apprestamenti analoghi rinvenuti in diverse zone della necropoli, rappresentano l\u2019ultima grande fase costruttiva della Banditaccia, che si manifesta con la realizzazione di un gran numero di sepolture di apparato relativamente modesto, con una sola camera (sia pure di discrete dimensioni), strutturata in modo da poter accogliere un elevato numero di deposizioni; queste tombe sono di solito allineate in serie anche molto numerose, hanno brevi dromoi e facciata rupestre, e rappresentano l\u2019estrema evoluzione del tipo a dado. Anche se la facciata era apparentemente non lavorata, negli spazi risparmiati fra i dromoi trovavano alloggio le lastre portacippi, destinate ad accogliere i cippi che segnalavano le deposizioni contenute nelle camere. Purtroppo, la collocazione particolarmente esposta delle strutture di questo tipo ha fatto s\u00ec che venissero largamente saccheggiate, tanto che non si sono mai rinvenuti in posto n\u00e9 i cippi, n\u00e9 le lastre destinate a contenerli. In alcuni casi, come in quello qui trattato, i cippi erano stati rigettati anche all\u2019interno delle camere. La tomba 164 mostrava, oltre alla banchina per le deposizioni, una profonda fossa, di un tipo noto anche in altre tombe, che, secondo l\u2019interpretazione degli scavatori, doveva servire da ossario per la riduzione dei defunti pi\u00f9 antichi, in modo da prolungare l\u2019uso della camera funeraria. Al suo interno, oltre a questo cippo, furono rinvenuti alcuni resti molto frammentari del corredo, e un secondo cippo, maschile, in macco, conservato solo parzialmente, e recante l\u2019iscrizione CIE 6065 = ET Cr 1.101. L\u2019iscrizione corre su uno spiovente:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sucui.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2315\" src=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sucui-300x33.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"33\" srcset=\"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sucui-300x33.png 300w, http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sucui.png 338w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>ram\u03b8a \u00b7 sucui \u00b7 marces \u00b7 se\u03c7<\/strong><br \/>\nLa grafia \u00e8 simile a quella gi\u00e0 attestata dalle iscrizioni precedenti. Il testo restituisce una regolare formula onomastica femminile, con prenome, gentilizio e filiazione, espressa dal prenome del padre al genitivo seguito dall\u2019appellativo se\u03c7 (= \u201cfiglia\u201d). La redazione per esteso di questi ultimi due elementi indica una cronologia non posteriore al III secolo; per quanto riguarda invece il prenome della defunta, va ricordato che i prenomi femminili a Cerveteri non sono praticamente mai abbreviati, al contrario di quelli maschili, e quindi la loro resa in esteso non d\u00e0 indicazioni cronologiche. Il gentilizio Sucu (femminile Sucui) \u00e8, in questa forma, esclusivo di Cerveteri; la famiglia dovrebbe essere titolare di una tomba rinvenuta da scavi clandestini nel 1967 nella zona \u201cdella Tegola dipinta\u201d e provvista di iscrizioni sulle pareti; il tipo architettonico molto simile e gli scarsi resti del corredo ne indicano un uso pressoch\u00e9 coevo alla tomba 164. Una iscrizione vascolare (cfr. scheda 93) indica il legame di questa famiglia con i poco attestati Lapicane, che diedero a Cerveteri almeno un magistrato. <span style=\"background-color: #ffff99;\"><strong>Non si pu\u00f2 escludere che la forma Sucu sia la grafia ceretana del pi\u00f9 noto gentilizio Zu\u03c7u, attestato gi\u00e0 in et\u00e0 arcaica da una iscrizione funeraria di Orvieto (ET Vs 1.136 = CIE 5037), e poi da una di possesso da Corchiano (ET Fa 2.15 = CIE 8382); successivamente, in avanzata et\u00e0 recente, da pi\u00f9 testimonianze dell\u2019area chiusina, e da una di Perugia.<\/strong><\/span><br \/>\nBIBLIOGRAFIA: sulla tomba 164: RICCI 1955, cc. 614-616; sulla tomba dei Sucu: Studi Etruschi 36, 1968, pp. 221-224. Sulla iscrizione etrusca di Corchiano COLONNA 1990, p. 120.<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Iscrizioni etrusche: leggerle e capirle 1 Enrico Benelli, Ancona, SACI edizioni, 2007. &#8230; 1. 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