{"id":2210,"date":"2020-03-06T20:46:14","date_gmt":"2020-03-06T19:46:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=2210"},"modified":"2020-03-07T18:53:45","modified_gmt":"2020-03-07T17:53:45","slug":"di-spigno","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.accademiadeglizucconi.com\/?page_id=2210","title":{"rendered":"DI SPIGNO"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">M. Tullio Cicerone, Epistole Ad Attico di Carlo Di Spigno<\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">NOTA CRITICA TRADIZIONE MANOSCRITTA <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Il testo delle Epistole ad Attico \u00e8 arrivato a noi attraverso due grandi famiglie di codici che, a seconda dei paesi di provenienza, sono detti rispettivamente cisalpini e transalpini. I mss. della prima famiglia, la cisalpina, si suddividono in due sottofamiglie (\u03a3 e \u0394) e sono tutti derivati dal medesimo archetipo (\u03a9). La sottofamiglia \u03a3 comprende codici piuttosto scarsi di numero e per lo pi\u00f9 mutili, mentre l&#8217;altra (\u0394) \u00e8 costituita da codici numerosi e per lo pi\u00f9 integri. Nessun codice n\u00e9 della prima, n\u00e9 della seconda sottofamiglia, \u00e8 stato scritto prima del secolo XIV. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Sottofamiglia \u03a3 :<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">E = Ambrosianus E 14 inf., scritto, molto probabilmente, nei primi decenni del secolo XIV e, quindi, risultante il pi\u00f9 antico dei codici superstiti. L&#8217;Ambrosianus presenta moltissime lacune, specialmente nei libri IV-VI, di lunghezza pi\u00f9 o meno rilevante, donde la denominazione di \u00abExcerpta Ambrosiana\u00bb, con cui talora viene designato.<br \/>\nG = Parisinus, conservato nella Biblioth\u00e8que Nationale, \u00abNouv. Fonds\u00bb 16248, scritto tra la fine del XIV e l&#8217;inizio del XV secolo. Presenta molte lacune ed inoltre a VI, 1, 8, alla parola probari, viene meno la tradizione <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">della sottofamiglia \u03a3 , poich\u00e9 il testo, scritto da mano diversa, risulta copiato da un ms. di \u0394 .<br \/>\nH = Landianus 8, conservato nella Biblioteca di Piacenza, da ascriversi, all&#8217;incirca, alla stessa epoca di G, ma pi\u00f9 lacunoso e meno affidabile dl esso.<br \/>\nN = Laurentianus ex Conv. Suppr. 49, databile a cavallo tra il XIV e il XV secolo; ci ha conservato soltanto I-VII, 21, 1, fino alla parola conquisitores.<br \/>\nV = Palatinus Lat. 1510, databile al tardo XV secolo; ci ha conservato solamente una parte dell&#8217;epistolario ad Attico, con reiterate, fastidiose lacune.<br \/>\nO = Taurinensis Lat. 495, scritto agli inizi del XV secolo; sub\u00ec gravi danni a causa di un incendio scoppiato in Biblioteca nell&#8217;anno 1904 e, purtroppo, anche numerose correzioni tendenti ad adeguare il testo alle lezioni offerte dai mss. della sottofamiglia \u0394 .<br \/>\nR = Parisinus Lat. 8538, conservato nella Biblioth\u00e8que Nationale, scritto nell&#8217;anno 1419.<br \/>\nP = Parisinus Lat. 8536, conservato nella Biblioth\u00e8que Nationale, da ascriversi, all&#8217;incirca, alla medesima data di R, con il quale ha molti punti di somiglianza quanto ad errori ed interpolazioni; comunque P \u00e8 in condizioni peggiori.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Sottofamiglia \u0394:<br \/>\nM = Mediceus 49, 18, scritto nell&#8217;anno 1393. Rimane ragionevolmente il pi\u00f9 antico e pi\u00f9 autorevole rappresentante della sottofamiglia \u0394 , ma risulta altrettanto ragionevolmente che non bisogna spingersi troppo avanti nel tesserne le lodi, fino al punto di asserire che esso sia un apografo diretto del codice che il Petrarca scopr\u00ec a Verona nel 1345.<br \/>\nM<sup>2<\/sup> = correzioni da parte di Coluccio Salutati.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">M<sup>3<\/sup> = correzioni da parte di Niccol\u00f2 Niccoli.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">M<sup>4<\/sup> = correzioni ovvero, pi\u00f9 esattamente, congetture proposte da Leonardo Bruni.<br \/>\nb = Berolinensis ex bibliotheca Hamiltoniana 168, scritto verso la met\u00e0 del XV secolo. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Verdana;\">d = Laurentianus ex bibliotheca aedilium 217, databile al XV secolo.<br \/>\nm = Berolinensis ex bibliotheca Hamiltoniana 166, trascritto da Poggio Bracciolini nel 1408.<br \/>\ns = Urbinas 322, conservato nella Biblioteca Vaticana, databile al XV secolo. 8 = accordo dei codici b d m s.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">I mss. della seconda famiglia, la transalpina, sono andati <\/span><span style=\"font-family: Verdana;\">perduti, ad eccezione dei frammenti del cod. Wurceburgensis (W), che sono da ascrivere al secolo XI. Ma per delineare pur con sobriet\u00e0 il quadro della tradizione transalpina \u00e8 indispensabile fare i conti anche con le varianti di lezione (C) che Andrea Cratander appose in margine alla sua edizione apparsa a Basilea nel 1528. Egli nella prefazione precisa di essersi giovato di codici scritti in epoca parecchio lontana dalla sua. L&#8217;avvalersi cautamente dell&#8217;edizione del Cratander lascia intravedere qualche buon frutto, ma l&#8217;operazione richiede una buona dose di discernimento. Riescono di una certa utilit\u00e0 anche talune lezioni (\u03c2&#8217;) disseminate in codici deteriori o presenti in edizioni anteriori a quella di Cratander. (Su Cratander editore di Cicerone cfr. L.CANFORA in \u00abCiceroniana\u00bb 1996, pp. 177-189). Il terzo rappresentante della famiglia transalpina \u00e8 il codex Tomesianus (Z), cos\u00ec denominato dal suo possessore, Jean de Toumes, tipografo a Lione, morto nell&#8217;anno 1564. Il ms. \u00e8 perduto, ma alcune lezioni di esso sono state trasmesse dalle attestazioni del Lambino (Z<sup>1<\/sup>) e del Bosio (Z<sup>b<\/sup>). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Elenco alcuni passi che meritano di essere discussi per le relative scelte testuali:<br \/>\n&#8230;<br \/>\n136 (VII, 13), 5: <em>succonum ex Velia<\/em>. Cfr. l&#8217;apparato: Oppiorum ex Velia \u03a9. Sch\u00fctz propose di leggere <em>tuum<\/em>, eliminando <em>ex Velia<\/em>. Watt ha scritto <em>sacconum ex Velia<\/em> e sulle sue orme si \u00e8 mosso Shackleton Bailey che scrive <em>succonum ex Velia<\/em>.<br \/>\n&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">TESTO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Aenigma succonum ex velia plane non intellexi; est enim numero Platonis obscurius.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Iam intellexi tuum aenigma; Oppios enim de Velia succones dices. In eo aestuavi diu. Quo aperto reliqua patebant et cum Terentiae summa congruebant.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">L&#8217;indovinello su quelle sanguisughe di velia non l&#8217;ho proprio capito; in realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 oscuro del numero di Platone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">Ora s\u00ec che ho capito il tuo indovinello: con il termine &#8220;sanguisughe&#8221; intendi definire gli Oppi di velia. Per risolverlo mi sono spremuto a lungo le meningi, ma, una volta trovato il bandolo della matassa, il resto diventa chiaro e va d&#8217;accordo con il totale di Terenzia.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M. 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